La protesta dei giovani medici: «Basta rinvii, vogliamo lavorare»

7 Dicembre 2020

In rivolta i futuri specialisti di tutto l’Abruzzo per l’assegnazione delle sedi: sit-in oggi in piazza Salotto «Noi siamo il futuro della sanità italiana, possiamo essere utilizzati anche in questa emergenza»

PESCARA. Sono circa 14mila in tutta Italia i giovani medici che hanno vinto il concorso di specializzazione e che dovrebbero quindi entrare nelle scuole, e nelle corsie per fare pratica, dove ci sarebbe urgente bisogno di loro. Ma al posto dell’assegnazione della sede, rimasta libera secondo il punteggio ottenuto e la posizione in graduatoria, gli specializzandi si trovano in un limbo a causa dei diversi ricorsi e degli stop decretati dal Consiglio di Stato, tra rinvii comunicati di volta in volta dal Miur, incertezze sul futuro e la pandemia sanitaria in atto. È per questo motivo che stamattina alle 10 i futuri specialisti abruzzesi si ritroveranno a piazza della Rinascita per far sentire la propria voce, in contemporanea con tante altre piazze italiane, per denunciare la difficile situazione che stanno affrontando e per chiedere al Ministero rassicurazioni sulle tempistiche.
«La presa di servizio dei vincitori è fissata al 30 dicembre», spiega Lorenzo Nibid, 26 anni, originario di Montorio al Vomano, «considerando che alcuni di noi dovranno spostarsi anche di mille chilometri, considerando la necessità di trovare un alloggio utile, considerando che molti dei candidati che non risulteranno vincitori al concorso potranno comunque cercare impiego nel fronteggiare l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, chiediamo di sbloccare immediatamente la graduatoria del concorso, accelerando le tappe burocratiche che stanno bloccando le assegnazioni». I giovani medici lamentano la difficoltà di organizzare la propria attività lavorativa senza avere tempi certi. Alcuni di loro, infatti, sono attualmente impegnati nelle Asl nella difficile battaglia contro il coronavirus, nelle Usca per le prestazioni di cura a domicilio dei pazienti positivi oppure, come nel caso di Gaetano Lauri, 26 anni di Pescara, sono impiegati al Covid hospital. «Sono obbligato per legge a dare 15 giorni di preavviso prima di rescindere il contratto», racconta il giovane specializzando, «ho vinto il concorso, ma nel frattempo ho trovato lavoro all’ospedale civile, ma tra le due cose c’è un’incompatibilità e quindi prima di immatricolarmi dovrò necessariamente dimettermi. Il problema è che mi ritrovo in questo limbo senza sapere se effettivamente il 30 dicembre prenderò servizio e in quale città dovrò andare. In questa stessa situazione si trovano tantissimi ragazzi, vogliamo solo avere risposte certe dopo i tanti rinvii». Il concorso di ammissione dei medici alle scuole di specializzazione di area sanitaria per l’anno accademico 2019/2020 si sarebbe dovuto svolgere a luglio, in piena estate. Ma poi, a causa dell’emergenza sanitaria, è slittato al 22 settembre. L’elenco dei 14mila specializzandi (su circa 24mila partecipanti) sarebbe dovuto uscire il 5 ottobre e, nei giorni successivi, una volta compilata la scelta delle preferenze, si sarebbe dovuta comunicare ai vincitori la sede di assegnazione. Ma i ricorsi contro il bando e contro alcune domande della prova hanno rallentato fino ad ora le aggiudicazioni. L’ultimo rinvio è stato reso noto il 3 dicembre con lo slittamento delle assegnazioni al 15 dicembre. «Passano i mesi ma continuiamo a non avere certezze sul nostro futuro», lamenta Giulia Oletto, 26 anni, laureata in Medicina all’università d’Annunzio di Chieti, «il nostro non è un capriccio: chiediamo chiarezza e il rispetto che merita una classe di lavoratori che è considerata il futuro della sanità, peraltro in un momento di emergenza mondiale, invece di trovarci a fare le spese della disorganizzazione ministeriale».
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