La protesta dei ristoratori: il green pass ci danneggia

18 Luglio 2021

L’appello al governo: «Viola la privacy, ripensateci o perderemo clienti e incassi» Pisani (Confartigianato): «Mandare via la gente sarebbe una mazzata per noi»

PESCARA. I ristoratori pescaresi bocciano il green pass: «è inutile», «viola la privacy», «non possiamo metterci a controllare i documenti dei clienti ed è imbarazzante doverli respingere se non sono in possesso della certificazione verde» che attesta la somministrazione di una o due dosi di vaccino, l’esecuzione di un tampone negativo o la guarigione da Covid.
La richiesta del green pass alla clientela, al momento dell’ingresso nei locali, non è ancora obbligatoria per i ristoratori, ma potrebbe essere uno dei prossimi passi governativi. Intanto la categoria è compatta sul no e lancia un messaggio a Draghi: «Ci ripensi o perderemo clienti e incassi».
Massimiliano Pisani, titolare della Birreria del Corso e presidente Confartigianato settore commercio (400 iscritti a Pescara), è tra i più agguerriti sostenitori del no: «Non sono favorevole, è un pass inutile perché chi si è vaccinato può dimostrarlo con l’attestato rilasciato dalla Asl dopo la somministrazione. Inutile perché i ristoranti non sono luoghi di contagio come gli stadi o i bus dove migliaia di persone si ammassano tra loro senza mascherina né distanziamento. Assistiamo a questi spettacoli vergognosi e danno degli untori a noi che sanifichiamo ogni angolo». Inutile e «folle, l’ennesima follia di un sistema cervellotico», prosegue l’imprenditore di via Regina Elena, «perché non possiamo metterci a fare i controllori dei documenti: violerebbe la privacy di clienti e turisti e sarebbe imbarazzante respingere chi è sprovvisto del pass, oltre che un danno economico per noi. Rappresentiamo il 15% del Pil nazionale e dopo le chiusure forzate ci vogliono ancora crocifiggere con questi provvedimenti». E infine: «Chi va a pranzo o cena per rilassarsi si deve ricordare pure di prendere il pass altrimenti torna a casa?». Alza le braccia sconsolato, Leo Sfamurri, titolare del ristorante Chiodo Fisso di via delle Caserme: «Si fa fatica ad esprimere un concetto su ciò che ci aspetterà se il dispositivo diventerà obbligatorio. Assisteremo a tante giustificazioni: ho dimenticato il pass a casa, mi si è rotto il terminale, non ho fatto in tempo a scaricarlo. Avremo le mani legate, dovremo rimandare indietro la gente nel rispetto degli altri clienti e del personale, a tutto danno della categoria». Certo «rispetteremmo l’obbligatorietà del provvedimento se ci verrà imposto, non potremmo affrontare la questione con superficialità», conclude Sfamurri, «ma nelle prime settimane sarà il caos tra perdite di clienti e incassi. Però non è giusto vedere le folle in strada a festeggiare e noi a chiedere il green pass stando attenti a non farsi multare o rischiare di chiudere: questa è una stortura del sistema, follia totale».
«L’ennesima croce sulle spalle dei ristoratori durante l’emergenza che non è ancora finita» commenta Gianluca Cruciani, titolare di Casamaki in piazza delle Rinascita, «a che serve il green pass se chiunque può dimostrare di essere immune con il rilascio degli attestati post vaccinali?. Così perderemo solo clienti perché non tutti si presenteranno al ristorante forniti del certificato verde».
Ci provano «ad essere fiduciosi nella ripartenza» Luca Morra e lo chef Andrea Perfetti titolari con Valentina Di Gregorio del ristorante Regina Elena, nell’omonima via in centro, «ma è dura con tutti i divieti e le imposizioni governative in continua evoluzione. Abbiamo aperto il locale nel 2019 e lavorato pochi mesi prima del lockdown. Rispetteremo la legge se ci verrà imposta la richiesta del pass, ma siamo stanchi, come categoria, di essere sempre penalizzati».
L’idea di impedire ai clienti di oltrepassare la soglia del locale, prima di rimandarli indietro qualora fossero sprovvisti di certificazione verde «è una delle tante storture che ci vengono imposte come così i tracciamenti che diventano impossibili se ricontattiamo il cliente e ci dice che no, non ha cenato o pranzato da noi, quel giorno e a quell’ora se non ha intenzione di farsi rintracciare». «Noi non siamo sceriffi» proseguono i tre titolari di Regina Elena, «è una stortura doverci mettere a fare i controllori dei documenti, compito che spetta alle forze dell’ordine» in altre sedi, «è certo che pagheremo in termini di cali di fatturato, ma respingere gli ingressi di chi è sprovvisto di card è necessario per proteggere gli altri clienti in sala e il personale».
Fuori dal coro, ma solo in parte, Ezio Tucci, titolare del lido- ristorante Il Moro, lungo la riviera nord: «Sono favorevole al green pass come certificazione di sicurezza, in generale, perché il documento attesta che siamo vaccinati e che quindi possiamo frequentare i luoghi pubblici in tranquillità. Tutto giusto quando c’è in ballo la sicurezza. Ma non sono favorevole al pass se si tratta di fare i poliziotti e sperare che il cliente che arriva nel locale sia vaccinato». (c.co.)