«La Provincia non paga e la mia azienda è in crisi»

5 Giugno 2015

La denuncia dell’imprenditore che ha rifatto gli impianti della piscina provinciale «Per il patto di stabilità è tutto fermo, ma noi abbiamo pagato fornitori e operai»

PESCARA. Hanno vinto la gara per ristrutturare la piscina provinciale annessa all’istituto Volta, hanno concluso i lavori anche in anticipo, ma i soldi previsti per i lavori eseguiti, circa 300mila euro, se tutto va bene li vedranno non prima di aprile 2016, e solo per quanto riguarda il primo stato di avanzamento, pari a 114mila euro. Colpa del patto di stabilità che vincola la Provincia e gli altri enti territoriali a controllare il proprio indebitamento attraverso programmazione e azioni di risanamento. E che in questo caso ha bloccato di fatto il pagamento e la liquidazione della fattura in questione. «Ma formalmente nessuno, dalla Provincia, ci ha spiegato perché non ci pagano», tuona Francesco Capoccia, titolare della ditta Gramaglia di Osimo che con la Euroedil di Lorenzo Santilli, sempre di Osimo, si era aggiudicato l’appalto in associazione temporanea d’impresa per sostituire l’impianto di filtrazione e disinfestazione, l’impianto per la termoventilazione e rifare la vasca, tra fondo e pareti della piscina. «Noi intanto abbiamo pagato i fornitori e, a fatica, anche i nostri operai, ma il problema è che adesso siamo sovraesposti con le banche. In 35 anni di attività non mi ero mai trovato in una situazione di questo tipo. Ma allora mi chiedo perché, se sapevano che non potevano pagare questi lavori, li hanno comunque appaltati? Qui si rischia di fare morti e feriti solo per poi prendersi il merito di aver fatto una determinata opera. Sul contratto», va avanti l’imprenditore, «fa riferimento il capitolato, e si specifica che il pagamento andava effettuato entro il trentesimo giorno dalla presentazione delle fatture. La prima fattura l’abbiamo presentata a ottobre 2014, ma il pagamento è slittato e noi con la premura di finire siamo andati comunque avanti. Per scoprire, dopo averci messo in mezzo l’avvocato a cui peraltro l’ente non ha mai comunicato niente di formale sui motivi di questo mancato pagamento, che quei soldi per ora non li vedremo. E con la beffa di sapere, pur avendo riconsegnato la piscina prima del 15 gennaio scorso, che è ancora chiusa e inutilizzata. Ma allora perchè questa urgenza, solo per mandarci in default? Siamo due piccole aziende, con un fatturato di circa un milione di euro all’anno e una quindicina di dipendenti ciascuna, cose del genere non ce le possiamo permettere, e questo succede a noi e a tante altre aziende».

Lo conferma Nicoletta Bucco, dirigente del settore Patrimonio della Provincia: «Con grande rammarico abbiamo dovuto soprassedere al pagamento e alla liquidazione della fattura per i vincoli imposti dal rispetto del patto di stabilità», spiega, «che limita tutte le imprese per l’edilizia, il patrimonio e la viabilità, imprese che realizzano opere pubbliche. Tutte ditte che oggi sono in attesa che si sblocchi la situazione e si riapra la possibilità di effettuare i pagamenti. Ma sui tempi non posso dire nulla. La possibilità di liquidarle dipende dalle effettive entrate dell’ente e questo è un conto ragionieristico. In sostanza», spiega la dirigente, «in funzione delle entrate la ragioneria accorda la possibilità di liquidare e per questo c’è una graduatoria, in base alla data dell’emissione e della registrazione della fattura che determina un ordine cronologico. Noi liquideremo a mano a mano che la Ragioneria, in base alle entrate contabilizzate dall’ente, verificherà gli impegni e dispone i mandati di pagamento. Ma certamente queste ditte, come altre, saranno pagate».

Quanto alla chiusura dell’impianto ancora inutilizzato, la dirigente spiega: «I lavori fatti dalla ditta Gramaglia non sono stati gli unici, ne abbiamo fatti altri per l’efficientamento energetico degli impanti, e rifatto l’impianto termico, e adesso siamo in attesa di concludere tutte le procedure di collaudo. Prevediamo di emettere il bando per l’affidamento entro questo mese».

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