La Regione: da oggi scatta il rischio grandi incendi

Parte il piano di prevenzione, in campo 125 veicoli, nove elicotteri e Canadair quattro mezzi speciali e un piccolo esercito di 1.300 volontari addestrati
L’AQUILA. Comincia oggi il periodo dell’anno più critico per quanto riguarda il rischio di incendi boschivi. La Regione Abruzzo si appresta ad affrontarlo mettendo in campo una dotazione finanziaria di 2 milioni di euro e un notevole dispiegamento di uomini e mezzi: 125 veicoli di terra; 9 di aria, tra elicotteri e canadair; 4 mezzi speciali Elfo (macchine usate in zone montuose particolarmente impervie) e un “esercito” di 1.300 volontari addestrati, pronti alla mobilitazione in caso di bisogno in virtù di convenzioni firmate con 84 organizzazioni di volontariato. È quanto prevede la Campagna antincendio boschivo 2020, frutto di una convenzione stipulata tra il sistema regionale di Protezione civile, il ministero dell’Interno e il dipartimento regionale dei vigili del fuoco. La firma dell’intesa, che due giorni fa è stata approvata dalla giunta, è avvenuta ieri all’Aquila a Palazzo Silone, alla presenza del presidente della Regione Marco Marsilio; del prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco; del dirigente regionale del servizio emergenza di Protezione civile Silvio Liberatore; del direttore regionale dei vigili del fuoco Stefano Marsella e del comandante regionale dei carabinieri forestali, il generale Giampiero Costantini.
STATO D’EMERGENZA. Con la convenzione, ha spiegato Silvio Liberatore, viene di fatto proclamato lo «stato di grave pericolosità innesco incendi boschivi», che durerà dal 6 luglio al 15 settembre. Ciò vuol dire che, da domenica prossima, entrerà in funzione la procedura che assegna alla Regione il compito di coordinare l’azione di contrasto agli incendi attraverso la sala operativa del proprio sistema di Protezione civile, con il supporto dei dipartimenti regionali dei vigili del fuoco e dei carabinieri forestali. Integrate, queste tre “postazioni” – che, a causa delle regole Covid, saranno collegate in videoconferenza – andranno a costituire la sala operativa unificata permanente (Soul), cardine di tutto il sistema. Lo stato di emergenza per il rischio incendi andrà ad aggiungersi a quelli, ancora in corso, per l’emergenza Covid e per i terremoti e le imponenti nevicate del 2016/17.
LA PROCEDURA. Come si metterà in moto, concretamente, la macchina? Lo stabilisce il punto 2 dell’articolo 5 della convenzione: «La segnalazione di un incendio giunge dal numero di soccorso 115, direttamente alla Soup della Regione oppure alle altre Strutture operative del servizio nazionale di Protezione civile. Quando la segnalazione giunge a una delle altre Strutture operative nazionali, la corrispondente sala operativa provvede a darne immediata comunicazione telefonica alla Soup che a sua volta, per l’organizzazione dell’intervento, si raccorda con la sala operativa della direzione e del comando dei vigili del fuoco competente per territorio e attiva le organizzazioni di volontariato Aib (antincendio boschivo)».
MEZZI E UOMINI. I nove mezzi aerei saranno così dislocati: sul territorio regionale opereranno tre elicotteri, uno della Protezione civile (che farà base all’Aquila o a Sulmona), uno del Coau (Centro operativo aereo unificato) e un altro dei vigili del fuoco (gli ultimi due stazioneranno a Pescara). Da Ciampino saranno pronti a partire, invece, gli altri 6 mezzi in dotazione: 5 Canadair e un quarto elicottero. A terra, in prima linea, ci saranno 9 squadre di vigili del fuoco – ciascuna delle quali sarà composta da 5 uomini e sarà munita di mezzi speciali di spegnimento – e 20 squadre di carabinieri-forestali, che avranno compiti di controllo del territorio e di investigazione in caso di reati. Più, come detto, i 1.300 volontari precettabili.
I NUMERI. Lo scorso anno, hanno ricordato Liberatore e il generale Costantini, in Abruzzo ci sono stati 48 incendi, pari all’1,6% del totale nazionale. Complessivamente, in regione, sono bruciati 396 ettari di vegetazione, un dato in linea con quello del 2018 (324). Numeri che non hanno niente a che vedere con quelli dei due anni orribili, il 2007 e il 2017 – quando il fuoco distrusse, rispettivamente, 20mila e 9mila ettari di superfici boschive – ma che non devono far abbassare la guardia.
I PIROMANI. L’essere stata già colpita da un incendio, infatti, non mette automaticamente al riparo un’area verde.
Costantini ha ricordato che «i piromani tornano sempre sul luogo del delitto». Alcune analisi delle serie storiche effettuate dai Carabinieri-Forestali hanno evidenziato che «dopo cinque anni, il 50% degli incendi tende a ripetersi negli stessi luoghi in cui era già avvenuto».
Un altro campanello d’allarme, poi, sono le denunce per incendio doloso già registrate in Abruzzo in questi primi sei mesi del 2020: ben 7, quante ce n’erano state in tutto il 2019 (il 2% a livello nazionale, dove le denunce erano state 375 e gli arresti 44).

