La Regione: ma possiamo puntare a prenderne di più
D’Amario, responsabile del Turismo, affronta anche il caso delle concessioni «Chiediamo di tutelare le nostre imprese balneari che hanno investito molto»
L’AQUILA. Bandiere blu e Trabocchi, montagna e mare, ricettività e Bolkestein. L’assessore regionale al Turismo Daniele D’Amario affronta, nell’intervista che segue, i temi di stretta attualità in prospettiva dell’estate.
Come valorizzare al meglio le 14 bandiere blu abruzzesi?
«Il fatto di averle confermate rappresenta un biglietto da visita importante. Eravamo anche in attesa di qualche altro comune da inserire, ma non è andata come si voleva. La costa teramana ha fatto l’en plein: le nostre spiagge sabbiose adatte alle famiglie fanno numeri importanti, anche come ricettività. È questo il core business del turismo abruzzese: lo dicono i numeri. Considero un grande successo quello di Pescara: per una grande città non è semplicissimo tenere la bandiera blu e il fatto che l’abbia ottenuta di nuovo va considerato un successo. In provincia di Chieti c’è qualcosina da migliorare, come quei paesi che purtroppo, per qualche problema di depurazione, non riescono a ottenerla da anni. Mi riferisco in particolare a Ortona. Ma dico pure che il risultato non dipende sempre dal singolo Comune. In generale, le 14 bandiere certificano che l’Abruzzo ha un ruolo da protagonista per turismo di qualità e sostenibilità. Anzi, va detto che già siamo un modello di sostenibilità perché l’Abruzzo, con un comparto industriale tra i più grandi del Mezzogiorno, mantiene 14 bandiere blu, in un contesto di 3 parchi nazionali, uno regionale, oltre alle altre aree protette».
Cosa si può fare per ampliare il numero di bandiere blu?
«Una volta era un marchio legato soltanto alla balneabilità, adesso le tematiche sono molteplici. Importante avere un mare balneabile, ma il discorso va affrontato nel suo complesso: dipende da quello che si fa a monte. Il paese costiero, ad esempio, può impegnarsi a fondo, ma il problema della gestione dei fiumi riguarda le zone interne. La provincia di Chieti deve lavorare di più sulla depurazione, so che ci si sta adoperando e questo è importante. Sono felice per la mia Francavilla che ha ottenuto ancora la bandiera blu».
Da un lato si fa festa, dall’altro c’è la questione irrisolta dei balneatori, stretti tra concessioni demaniali e Bolkestein.
«Voglio guardare in positivo: gli operatori del settore saranno tra quelli che beneficeranno di una stagione turistica importante grazie anche al lavoro di promozione fatto a monte con il Giro d’Italia e le fiere. L’Abruzzo oggi è più visibile come meta turistica in Italia e anche in Europa. La Bolkestein, purtroppo, è un problema per troppo tempo sottovalutato perché magari si è pensato, all’italiana, che tutto si sarebbe potuto aggiustare e invece non è stato così. Oggi, più che sul fatto di evitare le gare pubbliche, cosa che appare difficile, ci si dovrebbe concentrare di più su come tutelare quelle imprese familiari che per decenni hanno lavorato e investito sulle concessioni. Penso al lavoro fatto per la sicurezza in mare, attraverso il servizio di salvamento. La Regione non può fare tanto: tocca al livello centrale intervenire, ma è evidente che le regioni possono dare una mano per far capire l’importanza che hanno queste aziende familiari. Nell’attesa godiamoci questo risultato delle bandiere blu che non è solo del mare, ma è anche delle zone interne vista la presenza di Scanno e Villalago. L’Abruzzo si candida a essere tra le prime regioni per turismo esperienziale grazie alle ciclovie belle e importanti, ai tanti cammini che si stanno delineando, e di cui stiamo facendo il censimento, ai parchi nazionali, alla nostra enogastronomia: un’offerta complessiva che pochi possono vantare». (e.n.)
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