La Regione nell’area di risulta? «No al palazzo, meglio un bosco»

22 Ottobre 2022

Italia Nostra e una cordata di associazioni si schierano contro il progetto autorizzato dal Comune E sabato prossimo invitano la città alla giornata di musica e dibattiti al Dopolavoro ferroviario

PESCARA. Trasformare l’area di risulta in un mega parco centrale, invece di consegnare una porzione per la realizzazione di un nuovo palazzo della Regione in città. È l’invito che arriva dall’associazione Italia Nostra, sezione “Lucia Gorgoni” di Pescara, con la collaborazione de LePine, Simona Barba, Isabella Micati, e Woo_mezzometroquadro, capofila di una cordata di associazioni, tutte unite nel manifestare contro i piani che Comune e Regione hanno annunciato per la riqualificazione dell’area di risulta.
Associazioni e personalità del mondo scientifico e culturale, tra giornalisti, scrittori, ricercatori, architetti, medici, docenti universitari, giuristi, hanno sottoscritto una lettera-appello «ai decisori sulle sorti delle aree della ex stazione ferroviaria di Pescara». Un invito a portare in città «un mare di verde» e dire «no agli uffici nell'area di risulta».
«La città di Pescara ha un cuore grigio, arso, di cemento. È la prima cosa che un visitatore vede quando arriva. Un’area che toglie il respiro, alla quale hanno negato anche un nome: la chiamano area di risulta», si legge nel documento. «Sembra che il tempo abbia fatto dimenticare il sogno che questa città coltivò quando la vasta area fu ceduta dalle Ferrovie dello Stato oltre trent'anni fa, per farne il parco centrale, un bosco, un mare verde. Pescara ha bisogno di quel mare verde, che faccia rivivere il suo cuore, che doni frescura, aria pulita, che restituisca al terreno l’acqua piovana, liberandolo dalla crosta d’asfalto».
Per dare forza alle loro richieste, Italia Nostra le altre associazioni hanno deciso di organizzare una mobilitazione per sabato prossimo. Il 29 ottobre, dalle 11 alle 21, nel dopolavoro ferroviario prenderà vita una giornata di dibattiti, incontri scientifici, musica, arte.
«Vogliamo dire forte che quel luogo è il luogo di una rinascita verde della città», afferma l’architetto Massimo Palladini, presidente di Italia Nostra. «Le ragioni della nostra contrarietà alla costruzione del palazzo regionale nell’area di risulta e le proposte alternative saranno spiegate in maniera festosa, con complessi musicali, attori e con esperti che in tre riprese faranno degli approfondimenti», anticipa. Tre gli incontri previsti. Il primo alle 11,30, dal titolo “Un luogo della storia, una risorsa per la città” sarà un excursus del ruolo dell’area, nel tempo; alle 16 sarà l’ecologia il tema di “Le aree di risulta per la resilienza ai cambiamenti climatici e per il benessere urbano”; e alle alle 17 in “Spazio pubblico e nuove centralità: per una città attrattiva ed accogliente”, la questione verrà affrontata in chiave urbanistica.
«Riprendiamo la proposta originaria del parco centrale, pieno di servizi», continua Palladini «e che porterebbe nuova salute e vitalità al centro cittadino. Facciamo subito una grande iniezione di verde. Mentre in ogni città si delocalizzano uffici, si cercano aree da rendere verdi e vivibili per i cittadini, qui si pensa al contrario», afferma il presidente. «Portare gli uffici della Regione in centro significa sovraccaricare l'area di traffico, tra impiegati e utenti, aggravando la questione dei parcheggi. Alle 17 quell’area diventerà completamente spenta, con la chiusura degli uffici. Viceversa delocalizzare un palazzo come quello della Regione in altre aree porterebbe benefici. Pensiamo allo sviluppo che sta vivendo il quartiere attorno al nuovo tribunale, questo perché un modello policentrico è una garanzia di equilibrio per le città».
Tra gli artisti che hanno aderito all’appello e si esibiranno nella giornata del 29 ottobre ci saranno: 'Nduccio, i 99 Cosse, Domenico Imperato, Miriam Ricordi; i The American Folk Tellers e gli attori del Florian Metateatro. La mattina verrà aperta con le note dei ragazzi del Mibe. ©RIPRODUZIONE RISERVATA