La Regione riscrive dopo 16 anni la mappa del rischio alluvioni

Le indagini sui fiumi dureranno due anni, il nuovo Psda inciderà anche sulla Pescara-Roma
PESCARA. Venti mesi per ridisegnare la mappa del rischio esondazioni dei fiumi abruzzesi. Dal Pescara e l’Aterno al Saline e il Vomano. E dal Sangro, l’Alento e il Fino al Tordino e il Tronto. Una delibera di giunta regionale approvata il 25 giugno scorso ha dato il via a uno dei piani di prevenzione più urgenti per l’Abruzzo.
Il nuovo Psda (Piano stralcio per la difesa dalle alluvioni) nascerà dalle ceneri di un vecchio studio che risale a ben 16 anni fa quando l’emergenza climatica non era certamente una priorità. La delibera dell’esecutivo Marsilio, proposta dall’assessore Umberto D’Annuntiis, è servita ad approvare uno schema di accordo di collaborazione tra la Regione Abruzzo e l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale per la revisione e l’aggiornamento della cartografia di pericolosità del Psda in particolare dei bacini idrografici Saline-Fino e Alento e del bacino del Fiume Sangro.
L’Autorità di Bacino, che conduce i lavori, dal canto suo sta già realizzando le nuove mappe della pericolosità idraulica relative ad aree definite particolarmente critiche del territorio della Regione Abruzzo, e cioè i bacini Aterno-Pescara, Tordino, Vomano e Tronto. Tutte zone che presentano «livelli di pericolosità idraulica anche elevata e molto elevata».
Va da sé che il nuovo Psda andrà ad incidere sulla realizzazione più o meno possibile di piccole, medie e grandi opere pubbliche e non che vanno dalle infrastrutture viarie e ferroviarie, come la linea ferroviaria veloce Roma-Pescara, alle costruzioni di immobili pubblici e privati. Così come i piani urbanistici dei Comuni dovranno attenersi al nuovo strumento che l’Autorità di Bacino si appresta ad aggiornare.
L’Autorità, che fa capo al segretario generale Marco Casini, è coadiuvata dal Dipartimento Infrastrutture della Regione Abruzzo, diretto dall’ingegner Emidio Primavera, il cui dirigente del Servizio difesa del suolo, Gianluca Dionisi, si sta occupando in prima persona del lavoro da svolgere. Per la Regione Abruzzo peraltro è una spesa che vale l’impresa. Gli oneri finanziari previsti dalla delibera di giunta ammontano complessivamente a 579.500 euro spalmati in tre anni: 278.160 euro per il 2024: 243.390 euro per il 2025 e 57.950 euro per il 2026.
Nell’accordo si legge che «Attraverso una serie di studi e ricerche applicate alla revisione degli areali a pericolosità idraulica ed all’aggiornamento della cartografia di pericolosità e di rischio delle aree critiche sopra indicate, si analizzeranno gli scenari idraulici a supporto delle politiche di mitigazione dei rischi idraulici a tutela della salvaguardia della pubblica incolumità e dei beni esposti e con l’obiettivo di garantire la più sinergica azione pubblica di contrasto agli eventi alluvionali nel territorio della Regione Abruzzo».
E per fare ciò sarà utilizzata una nuova tecnica, rispetto ai sistemi superati di aerofotogrammetria con cui venne realizzato nel 2008 il piano che andrà in pensione. L’accordo spiega anche questo aspetto: «Sui Bacini individuati si effettueranno rilievi di dettaglio tramite l’utilizzo di tecnologie Light Detection and Ranging (o più semplicemente Lidar, ndr), di stazioni totali, di strumentazione Gnss, di tecnologia Laser scanner 3D e di tecniche fotogrammetriche».
E ancora: «Lo scopo perseguito è quello di ottenere una rappresentazione digitale tridimensionale delle forme naturali del territorio o Digital Terrain Model (Dtm) e delle superfici o Digital Surface Model (DSM) da utilizzare nelle successive fasi di modellazione idrodinamica dei bacini studiati».
Il cronoprogramma prevede che il lavoro parta dal fiume Alento, che nelle ultime settimane registra un fenomeno allarmante di secca all’altezza dell’abitato di Bucchianico, e prosegua con l’aggiornamento del rischio idraulico dei fiumi Saline e Fino per concludersi con la nuova modellazione del bacino del Sangro. Il lavoro si annuncia complesso.
Sono diversi infatti gli elementi da prendere in considerazione per prevenire l’esondazione di un fiume.
Si parte dalle condizioni a monte per arrivare fino alla foce dopo aver descritto la configurazione del territorio, compresa la presenza di strutture. Per ottener il quadro finale occorre quindi un grosso lavoro di sintesi tra le condizioni di pericolosità esistenti, le informazioni storico-inventariali, il contesto morfologico e gli scenari idrologico-idraulici simulati. Persino le correnti marine, che insistono alla foce dei fiumi, devono rientrare nei calcoli dell’Autorità di Bacino e la Regione. Per concludere, e a beneficio dei professionisti che dovranno consultare il nuovo Psda, ricordiamo che «I prodotti finali, costituiti da relazioni ed elaborati tecnici e cartografici, saranno inseriti in un archivio opportunamente strutturato corredato di relazione esplicativa».
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