LA RELIGIONE DEL NEMICO E IL SEME DELLA ROAD JIHAD

23 Marzo 2017

L’attacco terroristico di Londra, che aveva come bersaglio un luogo di altissimo valore politico e simbolico, il Parlamento inglese, oltre che le vittime falciate sul Westminster Bridge, evoca la...

L’attacco terroristico di Londra, che aveva come bersaglio un luogo di altissimo valore politico e simbolico, il Parlamento inglese, oltre che le vittime falciate sul Westminster Bridge, evoca la “jihad road” di Nizza e Berlino. Nel momento in cui i gruppi jihadisti non riescono a colpire con attentati in grande stile a lungo pianificati, come quelli dell’11 settembre 2001 o la “spedizione punitiva” in terra di Francia del novembre 2015, i rischi maggiori vengono dagli attentatori solitari, oltre che dai piccoli nuclei miniaturizzati di amici e fratelli, difficilmente permeabili dagli apparati di sicurezza e dall’intelligence.

Resta il fatto che l’ennesimo episodio di “road jihad” rischia di alimentare il senso di insicurezza generale, poiché la percezione collettiva è che nulla si possa fare contro individui fanatizzati da un’ideologia suicidaria, decisi a mietere vittime in quello che ritiene, comunque, il campo del Nemico: si tratti di inermi pedoni, militari e poliziotti, o governanti. Nella visione del mondo jihadista non esistono innocenti. Ciascuno, tanto più se vive in una democrazia, è considerato responsabile delle scelte del suo governo e, dunque, deve condividerne, sino in fondo, la responsabilità. Nella semplificatrice e polarizzante ideologia radicale, infatti, chiunque appartenga al campo occidentale o a quello maggioritario musulmano che non condivide il messaggio jihadista, è automaticamente un “Nemico”. E come tale destinatario di un irriducibile antagonismo che lo designa come potenziale vittima.

È accaduto ieri, dodici anni dopo la tragica azione dei “ragazzi di Leeds” nella metropolitana londinese, ai passanti vicino al Big Ben e agli agenti di guardia al Parlamento britannico. Un tipico esempio di missione suicida, al di là del fatto che l’autore non abbia usato esplosivo per mettere fine alla sua vita. Chi attacca bersagli di quel tipo sa bene di non poterla fare franca: la morte tanto agognata, come forma di riscatto, nel “martirio” è assicurata. E così è puntualmente avvenuto davanti alla cancellata di Westminster.

L’attacco, forse opera di un cittadino britannico non sconosciuto all’antiterrorismo di Londra, è avvenuto nel primo anniversario degli attacchi dei jihadisti all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles. Inoltre solo pochi giorni fa anche la Gran Bretagna, dopo Stati Uniti e Canada, ha adottato il “tecnomuslim ban”, il bando all’uso di dispositivi elettronici su voli in arrivo da alcuni paesi islamici. Un provvedimento che, nel mondo della Mezzaluna molti, anche quelli che non condividono l’ideologia jihadista, hanno vissuto come l’ennesimo passo verso la costruzione sociale di una “religione del nemico”. Costruzione che, favorisce la diffusione della propaganda jihadista, tutta articolata sulla narrazione, speculare a quella dello “scontro di civiltà” , di un conflitto insanabile tra islam e mondo occidentale.

Ma non è certo quella la causa dell’attentato quanto, piuttosto, l’adesione a un ideologia come quella islamista radicale, che fa breccia tra i molti insoddisfatti del dominio, politico e culturale, del mondo occidentale. Si trovino in Medioriente, in Asia o in Europa.

Di nuovo c’è che l’attacco compiuto ieri a Westmister rappresenta l’assalto a uno dei templi della democrazia e mostra il disprezzo radicale per una istituzione simbolo della sovranità popolare, odiata dagli jihadisti perché anteposta a quella divina. Un attacco che obbliga, ancor più di quanto già avvenga, i luoghi delle istituzioni a “blindarsi”: come puntualmente è avvenuto non solo a Londra, ma anche a Roma o nelle altre capitali occidentali. Alimentando non solo la paura, ma anche la tentazione di affrontare la vicenda jihadista e i processi di radicalizzazione, con soluzioni che non intaccano le complesse cause politiche e culturali che ne sono all’origine.

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