«La responsabilità è sempre del mondo degli adulti»

La psicologa Catapane, specializzata in Età evolutiva, sul caso dei ragazzi arrestati: «Si poteva evitare con l’osservazione e il dialogo. Ma ogni adolescente è recuperabile»
PESCARA. Studenti “normali”, figli di famiglie “normali”. Così la polizia ha descritto i ragazzi tra i 14 e i 17 anni che tra luglio e agosto si sono affrontati per futili motivi anche a colpi di spranga. Adesso che due di loro, entrambi diciassettenni, sono stati arrestati per tentato omicidio aggravato, ci si chiede se era prevedibile. E se gli adulti avrebbero potuto impedire che la situazione degenerasse. La dottoressa Elisabetta Catapane, psicologa e psicoterapeuta esperta dell’Età evolutiva non ha dubbi: «Non c’è da rimanere sorpresi, certo che si poteva evitare. Basta saper leggere i segnali».
Dottoressa, quali strumenti ha un genitore per capire che il proprio figlio sta prendendo una piega sbagliata?
Un genitore può percepirlo osservando attentamente il proprio figlio, i suoi comportamenti. L’osservazione attenta è importante, ma anche il dialogo. È’ importantissimo, oggi più che mai, vedere che valori introiettano i nostri figli.
Valori che arrivano dal mondo degli adulti.
Sì, ma va tenuto presente che non tutto passa attraverso le parole. Molte cose ai ragazzi passano attraverso il comportamento degli adulti, che loro osservano. Bisogna verificare il sistema valoriale dei figli anche attraverso colloqui dialettici.
E poi?
Non si tratta di giudicare quello che un figlio fa, bisogna condividere e conoscere quello che fa. Solo così è possibile fare opportuni interventi educativi. Attraverso la condivisione, l’ascolto, entrando nel mondo dei figli si arriva ad avere la chiave di accesso per dialogare con loro e orientarli. E per poter fare interventi adeguati. Ma tutto dipende dal sistema valoriale che lo stesso genitore ha saputo trasmettergli.
Ci faccia un esempio.
Se il mio sistema di valore è che a 13 anni un figlio può rientrare alle 4 di notte invece di spiegare che è importante avere una vita più regolare per affrontare la scuola, è chiaro che sto incidendo sul sistema di valori. Tutto passa attraverso i comportamenti e da come si interviene.
Alla fine è sempre colpa degli adulti?
Gli adolescenti vanno costruendo la loro storia, la loro individualità, quindi è importante fornire loro un faro. Gli adulti non si possono esimere da questo. Tutti quelli che a vario titolo si occupano dell’adolescente, le istituzioni intese come famiglia, educatori, religione hanno il compito di attenuare e contenere gli stimoli a cui sono permeabili gli adolescenti. Ma credo che episodi gravi come quello che mi è stato descritto intervengano perché c’è un disvalore.
E quale sarebbe?
Il disvalore sta nel fatto che non si ha la percezione del male che si può procurare all’altro. Non è inquadrato il valore del rispetto.
Nel caso di cronaca c’è stata anche una vendetta a distanza di due mesi.
Siamo di fronte a un codice diverso, un codice deviante che può orientare i comportamenti. In una banda c’è sempre un leader e per stare dentro al gruppo vanno condivisi gli aspetti comportamentali. Se non aderisci sei fuori dal gruppo e l’adolescente cerca la propria identità proprio nell’appartenenza al gruppo, perché è quella che fa crescere la sua autostima. La cosa grave è che non si matura un pensiero critico, si aderisce e basta al gruppo.
E a quel punto, come può intervenire un adulto?
Deve accompagnarli verso una presa di coscienza e verso la valutazione del comportamento deviante, fargli capire il danno che questo ha provocato.
Sono recuperbili?
Sono adolescenti e quindi sono recuperabili, certo. Essendo individui in fase di maturazione sono permeabili a tutto. (s.d.l.)
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