La richiesta di aiuto di 500 vigili precari

Incendi, dispersi e calamità naturali: sono sempre pronti a intervenire. Ma lo Stato li ripaga con 700 euro l’anno
PESCARA. Li chiamano "discontinui", "atipici" e "volontari", ma sempre precari sono. Battagliano per avere la regolarizzazione dei contratti e la cancellazione della qualifica “discontinui” che li «dequalifica» professionalmente.
A TUTTI GLI EFFETTI. Chiedono l’assunzione per diventare “permanenti”, cioè vigili del fuoco a tutti gli effetti con un lavoro stabile e remunerato tutto l’anno. E non a chiamata discontinua, appunto, da 1 a 5 volte l’anno, per intervenire, in caso di emergenze, incendi, calamità naturali, dispersi, incidenti stradali, allagamenti e in tutti i casi in cui si registra una situazione di pericolo per le persone.
I pompieri discontinui affiancano o sostituiscono i permanenti in malattia, in ferie, in pensione o impegnati in corsi di aggiornamento.
Sono 500 in Abruzzo i vigili del fuoco, dai 18 ai 52 anni, che indossano la divisa d’ordinanza verdognola con le bande gialle anche solo per 14 giorni («al 15° ce la fanno togliere, altrimenti scattano ferie e Tfr»), vengono pagati e poi sono costretti a rimetterla nell’armadio fino alla chiamata successiva. Che può avvenire anche mesi dopo.
DA VENTI ANNI. Il grido d’allarme è rilanciato da Carlo Ciccocioppo, 42 anni di Lanciano, da 2 referente per l’Abruzzo dell’associazione nazionale“Discontinui” che conta un centinaio di iscritti, tra cui 6 donne.
Ciccocioppo riferisce il suo caso, simile a tanti suoi colleghi: «Sono discontinuo da venti anni, ho fatto regolare concorso come vigile del fuoco e nella vita mi arrangio con lavori saltuari. Una vita da precario. L’ultimo intervento, un incidente stradale, è stato lo scorso ottobre. Ho lavorato 14 giorni, al 15° non ti ci fanno arrivare altrimenti scattano ferie e trattamento di fine rapporto».
IL ROGO SUL MORRONE. I pompieri precari abruzzesi, la scorsa estate sono stati chiamati a spegnere gli incendi sul Morrone, ma non hanno partecipato alle operazioni di contenimento dei roghi. Sono rimasti negli uffici del comando: «In montagna non ci hanno mandato, abbiamo sostituito chi è partito per la normale amministrazione. Non abbiamo avuto nemmeno il permesso di presentarci come volontari», dice il precario con rammarico. E prosegue: «Il Corpo fa capo al ministero dell’Interno, come la polizia. Il ministero dell’Economia paga i 700 euro di compenso e poi si torna a casa, in attesa della prossima chiamata. La contraddizione è che lo Stato ci paga, ma ci riconoscono solo come assumibili con la legge in deroga ».
Ora, quindi, c’è l’attesa per i prossimi provvedimenti del governo, in carica o che verrà.
LA SPERANZA. «Nella legge di stabilità del dicembre scorso», spiega Ciccocioppo, «è stata stanziata una somma per 400 assunzioni entro ottobre 2018. Però è tutto fermo in attesa del nuovo governo e della conta ordinata dal ministro, Marianna Madia, ai comandi dei vigili del fuoco di tutta Italia per capire quanti sono i discontinui a livello nazionale». In Italia si stimano 13mila precari, ma sono in corso i monitoraggi.
«Terminata questa operazione», riprende il delegato dell’associazione, «dovrebbero partire le stabilizzazioni. E’ ciò che ci auguriamo ma siamo consapevoli dei tempi lunghi che la circostanza richiede». Nel frattempo però i precari del 115 «chiedono l’attenzione dei media affinché i riflettori rimangano accesi». E fanno due conti.
UNO PER 15MILA. Ciccocioppo: «Per legge», dice, «dovrebbe essere operativo un pompiere ogni 1.000 abitanti, invece c’è un solo vigile del fuoco ogni 15mila. Sulla base anche di questi dati, abbiamo calcolato che al momento nei comandi italiani (uno per ogni provincia e numerosi distaccamenti locali) ci sarebbero un sotto organico di 5.000 unità tra malattie e pensionamenti vari. E’ dunque importante conoscere il numero esatto dei precari per stilare una lista delle stabilizzazioni sulla base delle esigenze di ciascun comando. I posti liberi ci sono, devono solo dare il via libera alle assunzioni».
VERSO OTTOBRE. Il nodo da sciogliere, secondo Ciccocioppo, sono «i criteri per preparare la graduatoria delle assunzioni di ottobre, dalla verifica dell’idoneità psicofisica alle modalità per il corso di formazione. Noi siamo pronti a sottoporci a prove atletiche per dimostrare che siamo in perfetta forma». I politici che nel passato si sono occupati del caso dei vigili precari Emanuele Cozzolino, Mara Mucci, Vittoria D’Incecco, Gianni Melilla e Walter Rizzietto.
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