La rivalità delle palme e il karaoke di Fiorello nei ricordi di chi c’era

Lo struscio sotto i portici e la strada divisa dalle magnolie: quando la piazza rappresentava anche mode e ideologie
PESCARA. I “capelloni” e i “fricchettoni”che si incontravano sotto la palma di Asso 5, contrapposti ai “figli di papà” e i “paninari”che si riunivano a nord di piazza Salotto, un po’ più vicini al Thomas, negli anni ’80 locale di tendenza dei fratelli Verrocchio.
Lo struscio sotto i portici dove i pescaresi si radunavano prima di andare a cena ad ora tardissima, con le colonne di marmo scarabocchiate dietro le quali i corteggiatori sorvegliavano la ragazza “puntata” e a cui chiedere, una volta bloccata: ti vu mette chi me?
E poi, il teatro dei burattinai Ferraioli che, negli anni ’60 e ’70, hanno fatto sognare migliaia di bambini che partecipavano agli spettacoli che si tenevano intorno a quelle magnolie che nessuno dimentica, che si estendevano sull’aiuola spartitraffico tra le due strisce di asfalto (dove il parcheggio era consentito in entrambi i lati) che correvano fino al mare. Ma piazza Salotto è esplosa, nel 1994, con il karaoke, trasmissione cult di Fiorello su Italia 1, che ha trascinato sul palco della tv nazionale i pescaresi divorati da smania di protagonismo e voglia di apparire.
Nostalgica piazza Salotto. I pescaresi la amano appassionatamente e la criticano ferocemente, ma guai a chi la tocca. Anche oggi che non ha lo stesso fascino degli anni ’60-70 e che tanti progetti artistici, come il Calice dell’archistar giapponese, ha attraversato.
Lo showman Vincenzo Olivieri ha racconti esilaranti dei tempi d’oro: «Altro che “feisbuk” e “wotsapp”, se all’epoca ti volevi incontrare con gli amici, dovevi per forza andare a piazza Salotto. Scrivevamo il luogo del ritrovo sulle colonne dei portici, che peraltro usavamo per spiare le ragazze che ci piacevano, puntarle e poi chiedere loro: ti vuoi mettere con me?, e quindi per ritrovarci consultavamo i muri». «Il top», prosegue il comico pescrese, «quando arrivò Fiorello col karaoke, con la gente che si arrampicava ovunque per farsi vedere in tv» ricorda Olivieri conteso in piazza dalle due fazioni giovanili, di destra e sinistra «i rocchettari con le polacchine alla palma sud e i figli di papà a nord».
«All’epoca, 1978», rimembra, «ero già piuttosto conosciuto. Le tv erano Rai 1, Rai 2 e TvQ. Io ero a TvQ ovviamente, dove la sera mi truccavo da Mario di Spoltore, in seguito evoluto in Tarpanotti, e quindi ero chiamato a intrattenere i due versanti. Ricordo che c’era un tizio che faceva le impennate con le moto ma non dico chi è sennò gli arrivano le multe post datate. I ragazzi che avevano la macchina, per farsi i belli, la parcheggiavano con molte ore di anticipo, aprivano lo sportello per fare ascoltare la musica agli amici e poi, di sera scappavano dopo aver rimorchiato. A Carnevale si degenerava con uova e farina e arrivava la polizia».
«Anche l’hotel Esplanade chiamava la polizia infastidito dalle scorribande dei giovani cappelloni e fricchettoni che si spostavano dalla palma di Asso 5 a piazza Primo Maggio», ricorda il musicista Pino Petraccia, presidente dell’associazione culturale Baobab, «avevo 20 anni e con la mia prima band “BB Fango e Defungo Fingo” andavamo a suonare all’ex università Colonna. Memorabile fu il concerto Palma live». Batterista, percussionista, strumentista d’avanguardia, Petraccia è stato protagonista al concerto inaugurale del Calice di Toyo Ito. «Della vecchia piazza Salotto ricordo ancora», prosegue Petraccia, «le magnolie che scorrevano in mezzo alla doppia corsia della strada, il negozio di dischi Gong, i tanti concerti alternativi che organizzavamo, le due fazioni che si guardavano a distanza ma senza conflitti, le chiacchiere con gli amici, Simonetta Ferri, i fratelli Michele e Andrea Buracchio, ex sindaco di Chieti; Gaetano e Lucia Ciampoli, Antonio Bevilacqua, della pasticceria Renzi».
Il regista William Zola, nato in via Regina Elena, rimaneva folgorato da bimbetto, 10 anni, davanti a quei burattini che si muovevano velocemente dietro un tendone, posizionato proprio vicino alle magnolie, ed era affascinato da quelle voci che davano vita a storie e favole. «Era il teatro dei burattinai napoletani Ferraioli, padre e figlio, che avevano abilità vocali straordinarie e solo loro due davano voce a Pulcinella, il guappo e tanti altri personaggi. A fine spettacolo passavano tra il pubblico con il vassoio per ritirare le offerte». «Da quegli spettacoli in piazza, patrocinati dal Comune e andati avanti per anni», chiude Zola, « è nata la mia passione per il teatro. Andavo a sbirciare sempre dietro le quinte, facevo capoccella per vedere come si muovevano quei pupazzi. Ma un giorno Ferraioli padre si arrabbiò e mi mandò via a calci».
(c.co.)

