La rivoluzione industriale parte dal cuore dell’Aquila

8 Marzo 2017

Il capoluogo sarà sede di un “Digital innovation hub” a supporto delle imprese L’annuncio nel corso del seminario su Impresa 4.0 con Marco Gay e Carlo Purassanta

L'AQUILA. La chiamano “quarta rivoluzione industriale” ma questa volta non riguarda soltanto il mondo occidentale com'è stato nel 1784 con la nascita della macchina a vapore, per quella del 1870 con la produzione di massa attraverso l'uso dell'elettricità e il motore a scoppio e la terza nel 1970 con la nascita dell'informatica. L'ultima rivoluzione industriale è globale e riguarda il digitale, qualcosa di meno tangibile del petrolio e del motore ma altrettanto - se non più - importante. Perché ha a che fare con i dati e con il processo che li trasforma in valore, con la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione, con la protezione delle informazioni, sempre più merce preziosa. A questo sistema nuovo si deve adeguare la nostra industria, non solo le multinazionali, ma anche e a maggior ragione le piccole e medie imprese. Se ne è parlato ieri mattina all'auditorium dello stabilimento Dompé all'Aquila, dove si è tenuto il road show “Impresa 4.0 - Trasformazione competitiva digitale”, organizzato da Confindustria L'Aquila-Abruzzo Interno (in collaborazione con Confindustria Chieti- Pescara), come unico appuntamento in Abruzzo, e al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Marco Gay e l'amministratore delegato Microsoft, Carlo Purassanta. Un seminario al quale hanno preso parte, raccogliendo spunti per le tesi di laurea, anche gli studenti dell'ateneo aquilano. Nel corso dell'incontro il presidente di Confindustria L'Aquila Abruzzo Interno, Marco Fracassi, ha annunciato che «nascerà all'Aquila il “Digital innovation hub”, un centro d'innovazione di cui faranno parte Confindustria, Università ed enti di ricerca, per supportare le imprese nella trasformazione verso Industria 4.0 e intensificare le relazioni tra ricerca e aziende. Un cluster tecnologico che si identifica come un ponte tra impresa, ricerca e finanza e che rappresenta un asset strategico per la crescita e lo sviluppo economico e industriale del territorio».

Nel suo intervento Gay ha ricordato «la grande resilienza del territorio aquilano, dove c'erano più di 900 attività produttive e 630, fin da subito, hanno rimosso i primi passi. La capacità, la resilienza, la voglia di fare impresa, unite all'innovazione e alla trasformazione digitale rappresentano un mix importante per lo sviluppo che questo territorio può avere. Industria 4.0 è soprattutto per le Pmi perché fornisce quegli strumenti di accelerazione, con i quali anche le piccole imprese abruzzesi potranno crescere sui mercati e adottare una politica di internazionalizzazione". L'amministratore delegato di Microsoft Italia, Carlo Purassanta, ha lanciato un appello agli imprenditori a non lasciarsi sfuggire il talento dei giovani: "Assumete giovani, andate nelle università a cercare le migliori teste, le eccellenze, perché nei prossimi anni l'economia industriale poggerà sulla capacità di innovarsi. Gli imprenditori sono chiamati a investire sulle nuove generazioni e lasciar fare a loro la rivoluzione basata sulle nuove tecnologie digitali».

Il direttore di Confidustria L'Aquila Abruzzo Interno, Carlo Imperatore, ha invece sottolineato che «l'impresa 4.0 prevede una serie di agevolazioni per le imprese, che avranno la possibilità di introdurre sistemi di welfare e retribuzione variabile detassata dei dipendenti: il cosiddetto salario di produttività definito dalla contrattazione aziendale, oltre all'iperammortamento e al superammortamento per l'acquisto di macchinari innovativi, che consentono un risparmio fiscale derivante dall'abbattimento figurato dei profitti. Un'operazione sulla quale, complessivamente, il Governo ha stanziato 13 miliardi di euro».

Per l’ad di Microsoft Italia, Carlo Purassanta, però, occorre che il sistema Paese investa nel digitale. «Ci sono dati pessimi per l'Italia: 25 miliardi di mancati investimenti nel digitale ogni anno», ha detto Purassanta, «la media europea è di 6.9 per cento del Pil, l'Italia è appena al 4.7, la metà di Francia e Germania. Rischiamo di non agganciare una rivoluzione in atto: quella che nasce dalla capacità di interagire con gli oggetti, in cui l'informazione e l'interattività non è solo dentro un pc o uno smartphone, ma in tanti oggetti di uso quotidiano».