La rom si fa scudo con la figlia nell’appartamento di una famiglia

20 Marzo 2016

Avezzano, la donna resiste nella casa popolare occupata dopo avere sfondato e cambiato la porta I legittimi inquilini ospitati in hotel. Il sindaco: leggi inadeguate. Il presidente Ater scrive al prefetto

AVEZZANO. Vivono da una settimana in una camera di albergo, senza cambio di abiti, senza documenti sanitari e senza ogni tipo di effetto personale.

Quella di Gianni Di Marco, fino a qualche giorno fa, era una famiglia normale: lui dipendente di un'azienda edile, lei al servizio in una società di pulizie, tre figli a carico, residenti in un'abitazione popolare di via Mattarella.

Ma da quel lunedì pomeriggio tutto è cambiato. Da quando i rom gli hanno occupato la casa mentre loro erano al lavoro. Hanno smurato e sostituito il portone, appropriandosi dell'appartamento e di tutto ciò che era all'interno.

Da allora ogni tentativo di ristabilire l'ordine delle cose è stato vano. Sono intervenute le forze di polizia, senza alcun esito. «Aspettiamo di conoscere il nostro destino», afferma Di Marco, «in casa non c'è più niente, i mobili sono stati prelevati nottetempo e accatastati in un garage. Molte cose, invece, non ci sono più. Crediamo che in Italia ci sia la giustizia e aspettiamo che venga fatta. In questi giorni», continua Di Marco, «dopo l'articolo del Centro, mi hanno chiamato tutte le televisioni nazionali, mi hanno intervistato in tanti, ma per ora siamo ancora in attesa che la situazione si risolva».

La nuova inquilina, una ragazza madre, 24 anni, avezzanese di etnia rom, sostiene che quella casa non era abitata. A sostegno della sua tesi mostra delle bollette a consumo zero che apparterrebbero proprio all'appartamento del terzo piano di cui è entrata in possesso, e una sottoscrizione di una parte di condomini (molti dei quali di etnia rom) in cui si sostiene che la famiglia, in quella casa, non ci viveva stabilmente.

«Loro non c'erano mai», afferma la giovane occupante, «e lo dimostrano le utenze come l’acqua a zero consumo. Noi per necessità siamo entrati. Ho una bambina di sei mesi e a me la casa serviva. A loro invece non serve perché hanno un appartamento di proprietà a Capistrello».

Il riferimento sarebbe a una casa intestata alla mamma di Di Marco. «Io fino a ora convivevo, poi io e mio marito ci siamo separati mi hanno ospitato dei parenti. Noi abbiamo sbagliato, ne sono consapevole, ma se loro avessero abitato realmente la propria casa, nessuno sarebbe entrato».

IL SINDACO. «Questo caso è solo uno dei tanti che potrebbe spingere a cambiare atteggiamento su queste tematiche», afferma il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, che ha deciso di ospitare provvisoriamente la famiglia Di Marco nell'hotel. «Bisogna impegnarsi per cambiare le norme. Per arrivare all'ordine di sgombero serve l'istanza al giudice da parte dell'Ater, l'istituto delle case popolari, proprietario dell'immobile. Il Comune e la polizia locale non hanno questo potere. Anche la risonanza mediatica a livello nazionale attorno a questo caso potrebbe portare a qualcosa di costruttivo e quindi alla modifica della normativa. Il caso di Avezzano potrebbe servire come segnale politico da dare al Parlamento per rendere queste leggi più efficaci».

«La normativa è molto complessa e farraginosa», dice il sindaco, «e quindi è necessario snellire le norme. Le forze di polizia», conclude Di Pangrazio, «dovrebbero essere già in grado autonomamente di far uscire gli inquilini abusivi che occupano abitazioni illecitamente, soprattutto quando si tratta di case già abitate».

Riguardo alla presa di posizione del segretario della Lega Matteo Salvini, che si è detto pronto a «liberare personalmente la casa occupata dai rom abusivi per restituirla ai legittimi proprietari» (vedi intervista in basso al senatore Arrigoni), e a quella di Forza nuova che questa mattina alle 9 si recherà con alcuni militanti in via Mattarella «per eseguire la liberazione della casa occupata abusivamente dai rom», il primo cittadino sostiene che «potrebbero rischiare di andare oltre la legge, commettendo a loro volta dei reati».

«Questi atti di inciviltà», sostiene il primo cittadino, «vanno invece combattuti con atti di civiltà, quindi adeguando le leggi».

Intanto l’amministratore unico dell’Ater, Francesca Aloisi, ha chiesto un incontro urgente al prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, «per discutere dei gravi episodi di occupatori abusivi che si stanno verificando ad Avezzano nei confronti di alloggi abitati da assegnatari regolari che rientrando nelle proprie abitazioni trovando la casa occupata da estranei, per lo più di etnia rom, che li minacciano con parole e armi». Il rischio è che questa situazione possa sfociare in atti criminali e in problemi di ordine pubblico.

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