La Rondine, caso da riesaminare Ciamponi, l’udienza il 4 maggio

L’ordinanza del giudice: «Il capo di imputazione è troppo generico». E ora gli atti tornano al gup Rigettata l’eccezione della difesa che chiedeva l’esclusione della Asl di Pescara come parte civile
PESCARA. Il processo a carico dell’attuale direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, e della coop La Rondine di Lanciano, coinvolti nell’inchiesta che portò agli arresti lo psichiatra e dirigente Asl, Sabatino Trotta, e i vertici della Coop, Domenico Mattucci e Luigia Dolce – Trotta si suicidò in carcere il giorno del suo arresto mentre gli altri due hanno patteggiato la pena di due anni – continuerà soltanto per Ciamponi. Ieri i giudici del collegio, presieduto da Maria Michela Di Fine con Anna Fortieri e Daniela Angelozzi, hanno sciolto la riserva sulle eccezioni sollevate dai difensori della Coop, gli avvocati Sergio Della Rocca e Daniele Ripamonti, ed hanno stralciato la posizione de La Rondine che dovrà tornare davanti al gup, che a sua volta dovrà restituire il fascicolo ai pm Luca Sciarretta e Anna Benigni per modificare il capo di imputazione nella parte relativa alla coop e quindi cominciare un nuovo iter per portare a processo La Rondine. Il decreto che dispone il giudizio per La Rondine è stato infatti annullato per «genericità del capo di imputazione».
Nella loro ordinanza i giudici hanno dettagliatamente spiegato cosa dovrebbe contenere il capo di imputazione per la coop accusata del presunto illecito amministrativo disciplinato dal decreto 231. Per i giudici del dibattimento nel capo di imputazione manca uno degli elementi «costitutivi dell’illecito dell’ente»: «Non è egualmente determinata», scrive il collegio nell’ordinanza di nullità del capo di imputazione, «la colpevolezza organizzativa dell’ente: manca qualsiasi richiamo o indicazione alla lacuna organizzativa contestata all’ente, non risultando determinato né determinabile in cosa sia consistita la colpa di organizzazione e il rimprovero dell’ente. Non vi è, infatti, alcun riferimento», prosegue il collegio, «all’esistenza o meno di un modello di organizzazione e gestione riferibile a La Rondine, alla eventuale inidoneità dello stesso, ad una eventuale omissione nella attività di vigilanza o nella procedimentalizzazione delle attività, né viene in altro modo individuata una specifica lacuna organizzativa correlata all’evento occorso e l’incidenza della lacuna organizzativa nella verificazione. In altri termini non emerge con chiarezza il concreto profilo di responsabilità addebitato all’ente» e quindi, «a fronte di tale lacuna, l’ente non è messo nelle condizioni di difendersi dal rimprovero di assenza di un preciso assetto organizzativo “negligente”, non potendo la propria colpa ritenersi implicitamente ricompresa nella commissione del reato da parte di soggetti appartenenti alla propria struttura e non essendo in grado di conoscere l’oggetto dell’addebito in ordine al quale viene chiamato a rispondere».
La Rondine, lo ricordiamo, dopo lo scandalo e dopo aver cambiato i vertici della Coop, rinunciò a quell’appalto milionario ed oggi è gestita da persone che non hanno nulla a che fare con quell’inchiesta. Ciamponi, invece, dovrà tornare in aula il 4 maggio prossimo per l’apertura del dibattimento che lo vede imputato di corruzione nell’esercizio della funzione.
Il collegio, inoltre, ha invece rigettato l’eccezione della difesa che chiedeva l’esclusione della Asl di Pescara come parte civile, che quindi proseguirà nel suo intento di chiedere i danni per l’operato di Ciamponi che continua a ricoprire il suo ruolo di direttore generale della stessa Asl.

