La salma dell’imprenditore non tornerà a Montesilvano

Bruno Allio, ucciso in Venezuela per questioni di eredità, sarà sepolto a Cuneo L’ex moglie e il figlio minore, residenti in via Aldo Moro, sono volati in Sudamerica
MONTESILVANO. La salma di Bruno Allio, l'imprenditore italiano ucciso nei giorni scorsi in Venezuela su ordine del figlio, non tornerà a Montesilvano ma verrà trasferita direttamente da Maracaibo a Paesana (Cuneo), paese di origine del sessantenne.
Allio non riposerà, quindi, nella città adriatica dove dal 2001 vivono l'ex moglie Lula Torres e il figlio minore della coppia Diego, in un appartamento di viale Aldo Moro, e dove l'imprenditore era solito tornare quasi ogni mese. La famiglia ha, infatti, scelto di dare sepoltura all'uomo nella città che gli aveva dato i natali e dove vivono ancora i familiari, tra cui la sorella Giancarla che oggi non si dà pace per quanto accaduto. Per il momento, la data del rimpatrio del corpo di Allio non è stata fissata dal momento che la salma è ancora a disposizione delle autorità sudamericane e così, in queste ore, il figlio piccolo della vittima e sua madre sono volati in Venezuela dove è attualmente detenuto Santiago Allio Torres, noto come Brunito, figlio maggiore dell'imprenditore cuneese e mandante dell'omicidio. Le ipotesi di reato formalizzate dalla squadra omicidi della polizia venezuelana a carico di Brunito e dei due sicari assoldati dal 27enne, sono state convalidate dal pubblico ministero che ha deciso di confermare la misura di custodia cautelare in carcere, dove i tre si trovano rinchiusi da domenica, in celle da 20 detenuti.
All'origine della tragedia una questione economica, dal momento che il figlio dell'uomo temeva che il nuovo matrimonio del facoltoso padre con una funzionaria statale, previsto per questa primavera, potesse incidere sulla sua futura eredità.
Così Brunito, con la complicità di un amico, si è affidato ad alcuni ragazzi del posto, pagati con una cifra che si aggira intorno ai 200mila euro, per uccidere il padre con la stessa pistola dell'imprenditore, rubatagli prima dell'omicidio.
Il dramma si è consumato venerdì 24 febbraio a Maracaibo quando Allio, come tutte le mattine, è uscito di casa ed è salito a bordo del suo Suv Grand Cherokee. Ma ad attenderlo all'interno dell'auto c'erano i due giovani sicari assoldati dal figlio che avrebbero dovuto simulare una rapina. L'imprenditore ha provato a sottrarsi all'agguato lanciando l'auto contro un muretto, ma è stato freddato con due colpi di pistola alla testa.
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno, però, permesso alle forze dell'ordine di risalire agli assassini e soprattutto al mandante, il figlio dell'uomo, che è stato arrestato poco. Santiago ha poi confessato l'omicidio, messo a punto con la complicità di un amico, spiegando alle autorità locali anche il movente economico.
A finire in manette sono stati anche i due sicari pagati per commettere il delitto. Intanto giovedì sera, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria in Paesana, i parenti di Allio, insieme ad amici e conoscenti dell'imprenditore, si sono radunati per un momento di preghiera in attesa di conoscere la data dei funerali.
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