LA SATIRA SU UN CAMPO MINATO

3 Settembre 2016

di ANDREA SARUBBI Ci sono i principi e poi c’è l’opportunità: il problema è mettersi d’accordo sul motivo del contendere. Sui principi c’è poco da dire: la vignetta di Charlie Hebdo sull’Italia del...

di ANDREA SARUBBI

Ci sono i principi e poi c’è l’opportunità: il problema è mettersi d’accordo sul motivo del contendere.

Sui principi c’è poco da dire: la vignetta di Charlie Hebdo sull’Italia del terremoto è nel dna della rivista, e chi ne difendeva la libertà di espressione quando c’erano di mezzo le religioni non può aver cambiato idea se l’oggetto lo riguarda più da vicino.

Se invece si discute di opportunità, allora la matassa si ingarbuglia: anche la saggezza popolare ci dice che un confine esiste sempre (il proverbio “Scherza coi fanti, lascia stare i santi”, per dire, è un tentativo di fissare un limite), ma questa zona di confine è un campo minato in cui si procede a tentoni.

Posto dunque che la sensibilità varia in base alle persone, ai momenti, alle generazioni, alle latitudini, ai contesti sociali e a un altro discreto numero di fattori, restano quei limiti fissati dalla legge che Charlie Hebdo non supera.

Discorso finito, allora? No, perché questa storia mette ancora una volta a nudo le contraddizioni della nostra società e delle nostre indignazioni a comando: nei giorni pari siamo per il politically correct (vedi il titolo sulle “atlete cicciottelle” che ha portato addirittura al licenziamento del direttore di QN durante le Olimpiadi), in quelli dispari per la libertà di espressione politicamente scorrettissima. È spesso il mainstream a decidere per tutti, e in molti si allineano in fretta, anche a costo di cadere in qualche equivoco: nel caso specifico dei terremotati, ad esempio, Charlie Hebdo esprime dileggio o piuttosto amarezza e dolore, pur a modo proprio?

Il sindaco di Amatrice, parte in causa e quindi emotivamente colpito, non ha dubbi. Ma c'è chi ne ha qualcuno in più, e nella vignetta - invece che uno schiaffo - vede una carezza.

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