La scuola che insegna l’albanese ai bambini: è la lingua dei nonni

In 120 nati in città vanno a lezione ogni sabato mattina «Così impariamo a parlare come i nostri genitori e parenti»
PESCARA. Una scuola per insegnare l’albanese ai bambini nati a Pescara e nell’area metropolitana. È stata inaugurata nei giorni scorsi, nella sala biblioteca Falcone e Borsellino del teatro Cordova in viale Bovio, nel corso di una cerimonia organizzata da Silvana Muco Dogani, originaria di Valona, mediatrice linguistica e culturale nel Comune di Ortona e fondatrice di altre tre scuole a Orsogna, Tollo e Ortona. E prossimamente prenderà il via un corso per gli albanesi che vogliono perfezionare l’italiano. Presenti il vice sindaco Gianni Santilli che ha sostenuto la prima scuola di lingua albanese in città, gli ambasciatori dei governi di Albania, Kosovo e Macedonia del Nord, rispettivamente Anila Bitri, Lendita Haxhitasim e Vesel Memedi, che forniscono libri per la didattica, i docenti e una folla di genitori. Le lezioni, che si svolgono ogni sabato mattina, dalle ore 10 alle 12, sono frequentate da una cinquantina di bimbi e ragazzi, tra i 6 e i 18 anni, nati da famiglie albanesi sparse sul territorio. Sono oltre duemila gli albanesi a Pescara.
Le insegnanti di madrelingua, Luljeta Paparisto, Malvina Ahmeti, Xhoana Askushaj, Elca Muca, Aurora Bajraktari-Lloshi ed Eva Nikshiqi, alla lezione di sabato scorso hanno esordito così: «Mire se erdhet nxenes te dashur» e cioè «benvenuti cari alunni» e poi via allo studio della letteratura, degli usi, costumi e tradizioni della terra dove ancora vivono i loro nonni.
«Il progetto delle scuole albanesi», spiega Silvana Muco Dogani, in Italia dal 1997 in fuga dal conflitto bellico scoppiato nella sua Valona, «è nato perché tanti bambini, nati in Italia, non parlando bene l’albanese, non riuscivano a relazionarsi con i nonni. Grazie alla sensibilità di Fabrizio Montepara, oggi consigliere regionale, il primo a comprendere, anni fa, l’importanza del progetto, e con l’aiuto di Giovanna Ferrante, preside del liceo Marconi, siamo riusciti a creare una rete d’istruzione che dal Teatino abbiamo portato a Pescara, a grande richiesta delle famiglie che vivono nell’hinterland. A Pescara abbiamo trovato il supporto istituzionale dell’assessore Santilli che ci ha messo a disposizione il teatro Cordova. Inizialmente, avevo difficoltà a trovare gli insegnanti ma adesso ho una squadra di eccellenti professionisti».
Oggi sono 120 gli alunni che frequentano le quattro scuole, una volta a settimana, dopo le lezioni nei vari istituti scolastici tradizionali. Durante la lezione è stata festeggiata Artemisa Violante, mamma di due bimbi piccoli, e fresca sposa, che ha distribuito ai presenti il Llokume, dolce tipico della tradizione a base di noci e amido di mais.
Arian Ramaj, è un muratore originario di Scutari che vive a Montesilvano da 20 anni: le sue bimbe, Jasmine e Belinda, 12 e 10 anni, vanno a lezione «per perfezionare l’albanese, sono molto contente di essere qui», dice il papà. La piccola Gaia, 9 anni, a lezione indossa sempre la bandana e la maglietta dell’Albania: accanto a lei c’erano i genitori Aida e Marco, di Chieti. La piccola Emili Cako, 11 anni, accompagnata da mamma Suada Domi, chimico farmacista, e papà Leon, imprenditore, studia l’albanese perché da grande vuole «recitare e fare la presentatrice televisiva».
Dogani, che annuncia la «creazione di un corso per aiutare gli albanesi adulti a studiare l’italiano» ringrazia per la collaborazione anche i rappresentanti del Faai e Fnai (Federazioni di albanesi in Italia) Fatmir Behuli e Granit Mucaj; i sindaci di Ortona, Leo Castiglione, di Orsogna, Ernesto Salerni, e Tollo, Angelo Radica. Filmaker degli eventi è Elidon Ahmeti.

