La sede della Regione in centro Marsilio: «Sì allo scambio di aree»

19 Febbraio 2022

Il governatore pronto a valutare la proposta del Comune che chiede l’ex Cofa e il complesso Le Naiadi «Ma prima di tutto serve una valutazione tecnica. Con Masci discuteremo della gara andata deserta»

PESCARA. La sede unica della Regione Abruzzo nell’area di risulta è un po’ come «l’uovo di Colombo». E dopo la «decisione politica» sull’intesa con il Comune per ottenere 9.000 metri quadri nella zona nord dove realizzare l’edificio, «va fatto il resto del percorso, compresa la regolazione dei rapporti patrimoniali». Il presidente della Regione Marco Marsilio è pronto a «sedersi attorno ad un tavolo» con il Comune anche per capire se e come è possibile procedere alla riqualificazione dei 13 ettari vicini alla stazione, visto che la gara promossa da Palazzo di città è andata deserta.
Il presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli ha proposto che la Regione ceda al Comune l’ex Cofa e le Naiadi, in cambio di quei 9.000 metri quadri? Crede sia possibile?
Da parte nostra c'è la piena disponibilità a prendere in considerazione una permuta di reciproco interesse. Ma dobbiamo capire quale sia la contropartita adeguata e questo è oggetto necessariamente di una valutazione affidata a parametri tecnici sulla consistenza del bene, con l'intervento di tutti gli uffici competenti e dei periti: non siamo noi a fare queste valutazioni. Saranno vagliati tutti i suggerimenti e le ipotesi, tenendo conto della equità dello scambio. Non è opportuno anticipare nulla se non che seguiremo questa strada e capiremo con il Comune se è possibile lo scambio patrimoniale piuttosto che movimentare le finanze. Peraltro l'ex Cofa, già in comodato gratuito in uso al Comune, è il primo elemento che salta all’occhio, da vagliare.
Si possono immaginare costi e tempi di realizzazione della sede unica? E si potrà accogliere la richiesta del sindaco Masci di affidarsi a un archistar?
Fare il palazzo della Regione non è come arredare il salotto di casa o costruire una casa su un terreno di proprietà. Se ci fosse già un nome, sarebbe un reato. Seguiremo le procedure di evidenza pubblica, è chiaro che un edificio del genere assume un valore simbolico importante, e svilupperemo un confronto, una partecipazione, su come dovrà essere. Non voglio che sia una astronave decontestualizzata, chiederò che vengano garantiti il rispetto del contesto, della storia, dell’architettura e dell'urbanistica di Pescara. Dovrà essere un elemento identitario e fondativo della città e della regione. Con grande qualità.
Il bando del Comune è andato deserto, tra le polemiche: il centrosinistra ha parlato di fallimento della giunta Masci, i Cinquestelle hanno brindato. Oltre al palazzo della Regione, si potrà definire anche il resto del progetto, magari partendo dai finanziamenti regionali che ci sono già, per 15,9 milioni?
Mi dispiace che il progetto non sia partito. I finanziamenti pubblici ci sono e sono cospicui. Chi festeggia oggi è chi ha fallito ieri perché non è riuscito a fare alcunché, negli anni in cui ha governato. Oppure c'è chi festeggia perché è portatore di una cultura del “no”, a prescindere. Dopo due anni di pandemia c’è una maggiore incertezza e posso capire che non ci sia stato il coraggio e la voglia di rischiare, partecipando al bando. Parlerò con il sindaco, per avviare una riflessione e mettere riparo a questo stop: bisogna capire se è possibile contribuire a sviluppare quel progetto anche perché le obbligazioni rispetto ai fondi hanno delle scadenze, non possiamo tenerli fermi, vanno impegnati il più velocemente possibile, e lo faremo. Va capito come superare questa impasse, se ripubblicare il bando modificando alcuni aspetti, per incoraggiare la partecipazione.
Che ne sarà delle sedi della Regione di viale Bovio e via Raffaello?
Quei palazzi restano nella disponibilità del patrimonio, e se non sono più necessari si mettono in vendita e si realizzano delle economie da destinare, magari, alla nuova sede. Quei palazzi non sono adeguati, come localizzazione: il Comune ha sempre chiesto una dislocazione diversa, per la Regione. Il palazzo di viale Bovio ha penalizzato quella parte della città perché c'è molto traffico e non ci sono parcheggi. Quando hanno sgomberato viale Bovio (e l’edificio di via Raffaello era già vuoto), stavano realizzando La City che poi è rimasta incagliata nelle pastoie giudiziarie. Ma allora nessuno poteva alimentare la prospettiva di andare nell’area di risulta, di cui sento parlare come soluzione ideale da quando mi sono insediato, perché non c’era un piano urbanistico. Ora che la destinazione urbanistica c’è e non serve una variante, perché cercare altri posti? Tra l’altro il tentativo di individuare una sede temporanea lo abbiamo fatto, con una ricerca di mercato, poi interrotta dallo stesso privato che si era fatto avanti. E poi è partita l’interlocuzione con il sindaco per avere la disponibilità di una superficie edificabile dell’area di risulta a destinazione pubblica. Lì, davanti alla stazione, la collocazione è strategica: è la più facilmente raggiungibile, con il capolinea di tutti i mezzi pubblici e i parcheggi per chi arriva in auto. Di che altro dovremmo discutere? Qualcuno dovrebbe spiegare, forse, perché non farla lì. Chi suggerisce di allontanarsi dal centro deve indicare anche un’area perché le soluzioni periferiche ipotizzate sono state demolite da polemiche micidiali.