La sfida del “Falco”: ora salvo chi fugge

Il pescarese Mario Ferri trasporta in auto le persone da Leopoli al confine con la Polonia
La linea telefonica regge a fatica e le sirene antiaereo di Leopoli fanno da sottofondo: è una telefonata surreale per chi vive a chilometri di distanza, ma riassume bene l’ultima impresa del pescarese Mario Ferri, meglio noto come il “Falco”. Da 4 giorni si trova in Ucraina a far da tassista ai profughi per portarli via dalla guerra. «Sono partito giovedì in aereo e sono atterrato in Polonia», spiega Mario, al telefono da Leopoli, badando bene a non sprecare la connessione internet durante la chiamata, «Da lì ho affittato una macchina per entrare in Ucraina, ma per attraversare il confine bisogna fare almeno 16 chilometri di fila». Mario è arrivato in Ucraina per dare una mano all’associazione “Lviv Plast”, legata agli scout del posto. «Ho conosciuto uno di loro in passato e l’ho ricontattato: hanno dedicato un intero condominio allo smistamento degli aiuti. Io faccio da corriere e li aiuto a trasportare le persone da Leopoli fino al confine polacco». E in pochissimi giorni Mario ha già visto abbastanza sofferenza. Venerdì mattina, appena arrivato al confine con l’Ucraina, ha incontrato per strada alcune signore «una madre con 3 figli e la loro nonna, che mi hanno pregato di portarle a Leopoli per riprendere il marito dell’anziana. Sono arrivato in città con loro, ho dormito lì e poi li ho riportati tutti alla frontiera». Centinaia di km già macinati in pochi giorni con un’auto a noleggio. «Alla frontiera vedi solo bambini, donne e anziani», spiega Mario, «perché gli uomini non possono uscire dal Paese». Lo avevamo lasciato a giocare a calcio in India, dopo l’esperienza alle Seychelles. Una delle tante vite del “Falco”, che ora ha messo da parte le invasioni negli stadi. «Il mio compito è fare la navetta: prendo le persone a Leopoli e faccio circa 90 km per farli uscire dal Paese. Perché l’ho fatto? La ritengo una tappa fondamentale del percorso della mia vita: voglio dare una mano a chi soffre». E nel frattempo Mario sta filmando ogni istante della sua avventura sul suo seguitissimo account Instagram. «Quando molti che mi seguono hanno visto che stavo andando in Ucraina, hanno cominciato a chiedermi di andare a prendere i loro cari rimasti bloccati in Ucraina. Altri mi scrivono che, grazie ai miei video, si stanno davvero rendendo conto di cosa c’è da queste parti e corrono a consegnare aiuti». Mario ha visto carovane di profughi, dovrebbe rientrare in Abruzzo nel fine settimana per poi, eventualmente, tornare in Ucraina: «Con l’apertura dei corridoi umanitari, questi sono stati i giorni di maggiore affluenza alla frontiera». Domenica, ad esempio, è stato fermato alla stazione di Leopoli da un papà, che gli ha chiesto di portare via sua moglie Anastasia e suo figlio David, perché lui sarebbe dovuto restare a combattere. «Avrei dovuto portarli solo fino al confine, ma poi ho deciso di accompagnarli a Varsavia da una loro amica». Ben 16 ore di guida per tornare in Polonia e una notte intera trascorsa in macchina perché gli hotel al confine sono tutti strapieni. Ed è solo l’inizio.

