La sfida del porto turistico: «Sarà l’anno dell’ambiente»

29 Dicembre 2020

Progetto da mezzo milione per sostituire 500 colonnine di acqua ed elettricità Ma per il direttore Santori, vicepresidente Assonat, c’è il nodo della concessione

PESCARA. Il Marina di Pescara lancia la sfida ambientale alla nautica da diporto attraverso un nuovo progetto che, entro la prossima stagione estiva, porterà alla sostituzione delle 500 colonnine erogatrici di acqua (potabile e non) ed energia elettrica presenti sui pontili del porto turistico, in modo da ottenere una ridistribuzione dei costi tra gli affittuari dei 1.000 posti barca e un abbattimento degli sprechi energetici. A riferirlo sono il presidente del consiglio di amministrazione Carmine Salce e il direttore Bruno Santori, quest’ultimo recentemente riconfermato vicepresidente nazionale dell’Assonat, la principale associazione nazionale dei porti e degli approdi turistici italiani.
La società che gestisce il Marina, interamente partecipata dalla Camera di commercio di Chieti-Pescara, ha commissionato una ricerca di mercato, stimando l’investimento per la sostituzione delle colonnine in circa 570mila euro. «Ma speriamo di riuscire ad abbattere ulteriormente i costi», spiega il presidente del cda Salce, «ammortizzando la spesa nei prossimi anni. Stiamo lavorando per rendere ancora più competitivo e all’avanguardia il porto turistico, una struttura che è un fiore all’occhiello per la città e la regione oltre che un punto di riferimento per la nautica italiana». L’infrastruttura portuale, infatti, è tra le più grandi dell’Adriatico, assegnataria dal 1990 del riconoscimento della bandiera blu. «Grazie al contributo della Camera di commercio», prosegue Salce, «puntiamo a realizzare l’intervento prima della stagione estiva, in modo da riuscire a utilizzare il nuovo sistema già dall’estate 2021. L’obiettivo è chiudere i lavori in circa 2 mesi e mezzo, in modo da addebitare a ogni diportista l’effettiva energia utilizzata, anziché suddividere la spesa totale dell’energia elettrica consumata in banchina in relazione alla metratura delle imbarcazioni, come succede oggi, senza quindi operare distinzioni tra chi ad esempio vive in barca e chi invece la utilizza solo pochi giorni all’anno».
Nel futuro prossimo è in cantiere il completamento della svolta green del porto turistico, attraverso un sistema di produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, al momento in fase di valutazione tra i membri del cda del Marina di Pescara. Tra i nodi da sciogliere ci sono il problema della durata della concessione, in scadenza nel 2034, lo snellimento burocratico delle procedure di dragaggio e della tassazione locale, in primis Imu e Tari che oggi si calcolano non solo sugli oltre 200mila metri quadri dell’area del porto turistico, ma anche sullo specchio acqueo di 107mila metri quadri.
«Con l’Assonat», sottolinea il direttore Santori, «stiamo portando avanti una battaglia a livello nazionale, grazie anche all’impegno del presidente Luciano Serra. Nei tavoli nazionali in cui si determinano le sorti del settore nautico, e in cui noi siamo l’unica struttura dell’Adriatico rappresentata, abbiamo insistito più volte sulla necessità di ottenere un chiarimento del quadro normativo per quanto concerne il rinnovo delle concessioni delle strutture da diporto, ad oggi soggette alla direttiva Bolkenstein come per le strutture balneari. Il problema è che, dopo investimenti di decine di milioni di euro effettuati dai concessionari, spesi per dotare il territorio di infrastrutture di eccellenza, spesso sostituendosi allo Stato, si vogliono mettere a gara le strutture portuali senza garanzie per il concessionario uscente e senza riconoscere l’enormità dei fondi sborsati». La concessione del Marina, come conferma Santori, è in scadenza nel 2034: «È un tempo brevissimo», conclude, «che non si concilia con gli investimenti migliorativi a lungo termine. È per questo che abbiamo bisogno di un quadro normativo certo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA