La sorella della ragazza uccisa: «Era un angelo, non aveva paura»

Natalia parla nell’aula di Corte d’assise dove è in corso il processo per l’assassino della giovane Aliona Il medico legale D’Ovidio conferma: la morte è riconducibile in via del tutto esclusiva alle coltellate
CHIETI. «Era un angelo». Lo dice con un filo di voce Natalia, la sorella di Aliona Oleinic, la 33enne moldava accoltellata undici volte dall’albanese Roland Bushi, 27 anni, il 3 settembre del 2019 nel cortile di casa sua, a Francavilla al Mare, e morta al policlinico Gemelli di Roma dopo 45 giorni. Natalia accetta di parlare nell’aula di Corte d’assise del tribunale di Chieti, dove è in corso il processo sul femminicidio. Seduta accanto a lei c’è la madre Galina, piegata da un dolore indicibile, che verrà ascoltata – con l’aiuto di un interprete – nella prossima udienza, in programma il 23 marzo del 2021, quando arriverà anche la sentenza. Bushi rischia l’ergastolo, perché il sostituto procuratore Lucia Anna Campo gli ha contestato le aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti e futili.
IL DOLORE DELLA FAMIGLIA «Aliona», racconta Natalia, «non litigava con nessuno: era pronta ad aiutare tutti. Non diceva mai di no: era troppo buona, aveva tantissimi amici, tutti la amavano. Quando in Moldavia c’è stato il funerale, l’intera città è venuta a salutarla». Natalia prende il cellulare e mostra una foto di Aliona sorridente, con tre rose rosse in mano. «Eravamo tanto legate, stavamo sempre insieme. Mi manca ogni cosa di lei: anche quelle piccole, come andare a fare la spesa. Ci raccontavamo tutto: tra noi non c’erano segreti». L’aggressione è stata l’atto finale di un atteggiamento ossessivo da parte dell’uomo. «Lei non aveva paura, ma lui la infastidiva: troppe chiamate, troppi sms. Lui voleva stare con lei, ma Aliona lo rifiutava sempre. Non poteva neanche telefonare a un’amica per un saluto perché il cellulare squillava in continuazione. Mia sorella non rispondeva quasi mai. E quelle poche volte che lo faceva, gli diceva di lasciarla in pace». Prima dell’aggressione, Aliona ha mai pensato di denunciarlo? «No, perché lui non l’ha minacciata in nessuna occasione. Aliona non immaginava che avrebbe potuto fare una cosa del genere».
L’UDIENZA L’imputato, difeso dall’avvocato Antonello D’Aloisio, ha seguito l’udienza collegandosi in videoconferenza dal carcere di Viterbo. Davanti alla corte presieduta da Guido Campli (giudice a latere Maurizio Sacco), è stata fondamentale la testimonianza del medico legale Cristian D’Ovidio, consulente della procura, che ha eseguito l’autopsia. «Il decesso», ha detto il professor D’Ovidio, docente all’università di Chieti, «è riconducibile in via del tutto esclusiva all’aggressione avvenuta il 3 settembre del 2019». I medici del Santissima Annunziata prima, e del Gemelli poi, hanno operato sei volte la giovane. Ma non è stato sufficiente per strapparla alla morte.
L’ALTRA TESTIMONIANZA Il luogotenente Antonio Solimini, all’epoca dei fatti comandante della stazione dei carabinieri di Francavilla, ha ripercorso in aula le fasi dell’intervento dopo l’allarme lanciato dall’abitazione di contrada Valle Anzuca: «Quando siamo arrivati, Aliona era a terra, con ferite vistose alla pancia. All’esterno della casa c’era la madre. A una decina di metri dalla vittima, in fondo al cortile, abbiamo visto anche Bushi. Sembrava una persona quasi rassegnata. Non ha opposto resistenza in alcun modo. Ci ha detto: “Arrestatemi subito, sono stato io”».
L’AGGRESSIONE Ha parlato davanti ai giudici anche Maurizio Carchesio, un giovane di Chieti che stava frequentando Aliona. «L’avevo conosciuta in un locale», ha raccontato, «quando è avvenuta l’aggressione avevamo una relazione da circa tre mesi. Ero stato anche a cena a casa sua per conoscere la famiglia». Il giorno prima delle coltellate, Carchesio è stato aggredito da Bushi. «Ero andato a prendere Aliona a casa perché dovevamo andare al ristorante. Quando mi ha visto, Roland si è avvicinato alla mia macchina e mi ha tirato quattro o cinque pugni al volto. Diceva che dovevo andare via. Io, all’inizio, mi sono allontanato. Dopo all’incirca un quarto d’ora, sono tornato: lui non c’era più e siamo potuti andare a cena. Durante la serata, Aliona ha ricevuto più messaggi e telefonate. Le ho chiesto spiegazioni: mi ha risposto che a cercarla era quel ragazzo. Bushi voleva stare con lei per forza». Ma Aliona non poteva immaginare che proprio quel ragazzo, qualche ora dopo, l’avrebbe accoltellata a morte davanti casa.

