La sorella di Cavallito: «Tanto affetto dalla città»

La giovane racconta del progetto delle case galleggianti: «Era una mia idea» E del fratello dice: «Penso solo a lui e a suo figlio di 17 anni, mi si spezza il cuore»
PESCARA. «In queste ore abbiamo ricevuto mille messaggi, telefonate, abbracci dalla città. Tutte queste persone che ci stanno vicine dimostrano che Luca è una persona speciale nella sua folle creatività». A parlare è Sara Cavallito, per tutti Chicca, la sorella del 49enne, finito insieme all’architetto 66enne Walter Albi, lunedì sera, nel mirino di un killer e attualmente ricoverato nel reparto di Rianimazione, da due giorni super blindato dalla questura. Per lei e la sua famiglia questi sono momenti terribili. Ansia, angoscia, preoccupazione e anche un po’ di rabbia per quanto detto di recente sul conto del fratello, ma paura proprio no.
«Io sto pensando soltanto a Luca», dice, «non ho paura di nulla. È la vita. E Luca è una persona speciale», ribadisce, «sempre pronto ad aiutare tutti, forse troppi, dal senzatetto per strada, all’amico, ma soprattutto è una spalla forte per noi familiari. Siamo tutti quanti legati in modo morboso a Luca proprio per la sua bontà d’animo. È il nostro “gigante buono”, come lo chiamano. L’educazione e la gentilezza, pur stonando con il suo aspetto fisico così imponente, sono le basi della sua anima».
Sara poi parla dell’attaccamento di suo fratello al figlio di 17 anni. «Un attaccamento, un amore profondo. E vedere adesso mio nipote, dopo quello che è successo, mi spezza il cuore, lui così simile a Luca, lui che tiene tutto dentro per non far vedere che sta male. Merita rispetto come lo meritiamo tutti noi».
Riguardo al famoso progetto delle case galleggianti da realizzare sul mare, nella zona del porto turistico, a cui stavano lavorando insieme il fratello e Albi, e ora anche al centro di approfondimenti degli inquirenti, spiega che in realtà era una sua idea.
«Io ci avevo pensato qualche anno fa», spiega, «poi a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid si è bloccato tutto. Abbiamo ricominciato a portarla avanti da sei mesi. Avevo già avuto un colloquio conoscitivo con i responsabili di Invitalia e adesso dovevamo presentare il preventivo per ottenere il finanziamento. Io in questo progetto ero la parte creativa, Luca quella tecnica mentre Albi era quella operativa. Ma questo, ripeto, era un progetto della nostra famiglia. C’era fra l’altro anche già l’accordo con la Capitaneria di porto».
Del resto, dell’agguato e di tutto quello che è successo, Sara non vuole dire niente. «Non sappiamo nulla e credo che questo non sia neppure il momento. Il nostro pensiero adesso è soltanto per Luca affinché si riprenda al più presto».
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