La storia a lieto fine di Maria «La vita è ripresa dopo 2 anni»

6 Dicembre 2018

PESCARA. Nel 2016 la diagnosi terribile: leucemia melodie acuta. Un’unica speranza: il trapianto di midollo. Oggi, superato quel trapianto, Maria Cantarella sorride dopo l’ultimo controllo in...

PESCARA. Nel 2016 la diagnosi terribile: leucemia melodie acuta. Un’unica speranza: il trapianto di midollo. Oggi, superato quel trapianto, Maria Cantarella sorride dopo l’ultimo controllo in ospedale: «Per 5 anni sarò una sorvegliata speciale, ma ora ho un emocromo quasi perfetto, senza tracce di cellule maligne». Al suo fianco c’è la sorella Laura, la persona che ha combattuto insieme a lei la battaglia per la vita iniziata nel luglio 2016, quando Maria, 68 anni, originaria di Napoli, ordinaria di Ingegneria chimica all’Università dell’Aquila, ha già le valige pronte per partire per le vacanze estive. Ha appena terminato la sessione di esami, ma ha un fastidioso mal di gola, accompagnato da tosse, che non accenna a diminuire nonostante una settimana di antibiotico. Il medico di famiglia, a cui si rivolge, la invita a fare subito le analisi del sangue. I valori risultano tutti sballati. Nel giro di 24 ore la vita di Maria è stravolta. Viene ricoverata d’urgenza nel Dipartimento di Ematologia dell’ospedale Santo Spirito dove le confermano la diagnosi.
«Lo ricordo come un momento di sbandamento totale accompagnato, però, dalla convinzione che mi avrebbero seguito medici preparatissimi. Il primario, Paolo Di Bartolomeo, fu molto chiaro: mi disse che l’unica possibilità di uscirne era il trapianto allogenico. Accettai senza esitazione». Dopo tre trattamenti di chemio, in isolamento, arriva la notizia tanto attesa: c’è un donatore compatibile. «Ero la felicità personificata perché era l’unica possibilità di tornare a vivere. C’era anche l’eventualità che non andasse bene, ma ero sotto stretto controllo e avevo fiducia nei medici», dice Maria.
Affronta il trapianto e tutto procede per il meglio ma dopo un paio di settimane inizia a manifestare disturbi neurologici. I medici capiscono che «si tratta di una reazione allergica a un farmaco, che viene modificato». E Maria si riprende. Lascia l’ospedale e torna alla casa Ail, la struttura che l’ha accolta durante questo percorso e dove ha trovato un grande sostegno dagli operatori e dalle persone con cui ha condiviso la speranza della guarigione. Poi il rientro a casa. «Faccio controlli periodici e ho ricominciato ad insegnare. Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a superare questo momento difficile della vita. Ogni giorno rivolgo un pensiero di gratitudine al mio donatore, alla equipe medica, a chi ha permesso alla mia vita di ricominciare a correre e a mia sorella che mi ha trascinato verso la guarigione».