La storia di Iqbal conquista gli studenti «L’ho scritta per voi»

Centinaia di ragazzi all’incontro con D’Adamo, autore del libro sul bambino che si ribellò allo sfruttamento
PESCARA. La storia di Iqbal da anni fa il giro del mondo con tutta la sua carica di umanità. Un ragazzino pakistano di 14 anni che, dopo essere stato costretto per molto tempo a lavorare alla tessitura dei tappeti dall'alba al tramonto, ha avuto il coraggio di ribellarsi e denunciare la mafia dello sfruttamento minorile, contribuendo alla liberazione di centinaia di altri piccoli schiavi.
Una storia di coraggio trasformata in romanzo dallo scrittore Francesco D'Adamo che ieri l’ha “portata” a Pescara, nella sala consiliare del Comune al cospetto di circa trecento ragazzi dagli 11 ai 17 anni assiepati in ogni angolo per ascoltare, riflettere e fare domande all'autore.
Un tema difficile, forse lontano mille miglia dalla routine dei ragazzi di oggi alle prese con i problemi del web e del cyberbullismo, ma forse proprio per questo l'associazione Amico medico di Pescara ha voluto organizzare questo evento nell'ambito della rassegna “Autori a scuola”, coinvolgendo l'istituto comprensivo 4 Pascoli-Michetti e il liceo artistico, musicale e coreutico Misticoni-Bellisario, con il patrocinio dell’amministrazione comunale.
A guidare l’incontro la docente di lettere Valentina Palleri affiancata dalla dirigente dell’istituto comprensivo 4 Daniela Morgione, dal presidente dell'associazione Amico Medico Paolo Angelucci e dalla presidente dell'Unicef Abruzzo Manuela Persico.
«I romanzi sono fatti sì di testa», spiega ai ragazzi lo scrittore, «ma soprattutto di pancia. E quella di Iqbal è una storia straordinaria, fatta di coraggio e ribellione, che mi ha subito preso la pancia. L’ho scritta dopo aver visto la notizia di cronaca sul giornale perché ho pensato a voi, a tutti noi, che abbiamo bisogno di figure di riferimento in un’epoca troppo affollata di esempi negativi. Nel mondo ci sono tanti piccoli Iqbal sfruttati e abusati», sottolinea D’Adamo, «e voi che siete le nuove generazioni, che siete il futuro, avete il dovere morale di impegnarvi per fare qualcosa e arginare il problema che purtroppo esiste ancora. Già conoscere questa realtà è una presa di coscienza. Il romanzo non ha un lieto fine perché Iqbal dopo essersi dedicato alla liberazione dei ragazzi come lui è stato ucciso, non si sa da chi, per le strade del Pakistan. Ma il vero senso del libro è il suo coraggio».
Gli studenti giunti in massa nella sala consiliare muniti di libro già letto non lesinano le domande: Ma lei si è immedesimato per poter scrivere? Avrebbe avuto lo stesso coraggio? I personaggi sono veri? E come si potrebbe combattere lo sfruttamento minorile? «I bambini come Iqbal sono definiti invisibili», racconta Manuela Persico, «perché spesso neanche registrati all’anagrafe del Paese dove nascono. Le zone peggiori sono Pakistan, Bangladesh, Africa Subsahariana dove i bambini rimangono presto orfani, e piccoli, affamati e senza istruzione sono prede facili per persone senza scrupoli. Noi dell'Unicef cerchiamo di proteggerli insegnando loro il minimo indispensabile e curandoli. Ma non è facile».
Eppure un piccolo passo avanti è stato fatto: facendo leggere a tanti ragazzi un libro che fa riflettere, che suscita grande pietà per coloro che fuggono con i barconi da tali realtà cercando mondi migliori, ma anche tanta rabbia per tutte quelle aziende occidentali che producono merce lavorata da bambini usati a basso costo. Un incontro che, come ha sottolineato la professoressa Palleri, non ci lascia indifferenti, ma ci aiuta a porci domande cui non sempre è facile dare risposte. (cr.pe.)
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