La tatuatrice: ridò i seni alle donne malate

13 Settembre 2015

Desirée De Petris apre la strada all’uso medicale dei tatuaggi: così ricostruisco la femminilità

PESCARA. «Tra il 2006 e il 2007 ho iniziato il mio percorso di tatuatrice. Con una mamma ceramista e un papà odontotecnico, ho il dna dell’artista e dell’artigiano. Poi, ho capito che i tatuaggi non sono solo un bel disegno sul corpo ma possono aiutare le persone vittime di malattie. Mi sento una persona con tanta propensione verso il prossimo e ho deciso di intraprendere questo percorso diverso». Desirée De Petris è la titolare dello Studio sedici in via D’Annunzio con le vetrine puntate sulla cattedrale di San Cetteo. De Petris li definisce «i tatuaggi del benessere»: non più vanità e moda ma soprattutto «rimedio ai danni arrecati dalle malattie». È così che le donne operate di tumore al seno possono tornare ad avere un’areola mammaria e un capezzolo come tutte le altre. Tatuaggi che ridanno femminilità e restituiscono normalità.

Tre famiglie di tatuaggi. Per capire quanto i tatuaggi possano essere medicali, basta questa definizione: «Tatuaggio è inoculamento di pigmenti nel derma», spiega De Petris alzando una barriera tra le letterine e la pigmentazione ricostruttiva dell’areola mammaria e del capezzolo. Fatta questa premessa scientifica per andare al di là del «bel disegno sul corpo», è possibile dividere tre famiglie di tatuaggi: «Quelli artistici, i più comuni che si fanno per un riconoscimento sociale, quelli estetici per occhi, sopracciglia e labbra, e quelli paramedicali che vanno a ripristinare una mancanza fisica».

Studi a Milano. E non ci si improvvisa tatuatori di donne sottoposte a interventi chirurgici al seno: «Ho conosciuto Milena Lardì, una donna che ha collaborato anche con l’istituto San Raffaele di Milano, per ricostruire i seni delle pazienti operate di tumore. Ho approfondito gli studi e ho portato questo bagaglio di conoscenze a Pescara. Dopo anni di impegno e di lavoro in silenzio ho conosciuto una senologa che lavora all’ospedale di Pescara, Rossella Giovannelli, ed è nato un rapporto di collaborazione con l’unico fine di ridare il sorriso alle donne».

Convegno Go Pink. Il prossimo 31 ottobre la tatuatrice parlerà a un convegno chiamato Go Pink Pescara: «Sarà una giornata dedicata alle donne», dice De Petris, «perché si parla tanto di prevenzione ma poi quando un problema si presenta davvero, poi, non si sa come comportarsi. In questo appuntamento, invece, vogliamo illustrare quali sono gli sbocchi di un problema, dalla parte fisica a quella emotiva».

Psicologa. De Petris non è sola nel suo studio: c’è anche una psicologa, Manuela Del Gusto. È lei a offrire un supporto alle donne che si sottopongono al trattamento: «Tante donne si nascondono perché a causa della patologia hanno sofferto tanto. Ecco perché quando arrivano a noi, magari dopo anni, hanno bisogno di un appoggio psicologico», spiega Del Gusto. «Di solito, quella lesione sul seno porta le donne a non accettarsi e a vivere male i rapporti con le persone che le circondano». E un tatuaggio può essere d’aiuto.

Contro la vitiligine. E non solo per ricostruire un seno all’apparenza normale. «Per esempio ci sono anche trattamenti contro la vitiligine che, in ambito sociale, è vista erroneamente come una malattia contagiosa», dice De Petris, «per quelle chiazze della pelle non esiste un farmaco e si può solo colorare la pelle». Poi, la tatuatrice racconta un episodio: «Un giorno è arrivato un ragazzo di colore di 25 anni, mi ha mostrato il suo problema alle labbra ma mi ha confessato di non avere i soldi. In quel momento, però, ho capito che quel problema lo faceva passare come un appestato e quindi sono intervenuta gratis».

Lotta alle cicatrici. Un altro uso del tatuaggio è per camuffare le cicatrici di un’operazione per il labbro leporino: «Una ragazza è arrivata da Milano ed è rimasta davvero soddisfatta ma il caso che mi è rimasto più impresso è quello di una ragazzina di 12 anni che era stata affetta da un’alopecia alle sopracciglia. A causa di questo problema, non riusciva a vivere in pieno insieme ai suoi amici. Così, dopo un colloquio, con la psicologa, abbiamo fatto un trattamento. Quella ragazzina è stata talmente bene con se stessa che dopo un mese le sopracciglia sono ricresciute. La mamma ci ha detto che è stato un miracolo, invece, è accaduto che abbiamo posto le condizioni affinché accadesse». È una conferma che la testa conta. E Del Gusto lavora proprio sulla psicologia dei clienti: «Noi instauriamo un rapporto non soltanto con le donne operate ma anche con le ragazze i ragazzi che chiedono un tatuaggio, da una lettera al disegno. Quando sono giovani e chiedono di tatuarsi il nome di un cantante o del proprio fidanzatino su un braccio, magari cerchiamo di farli riflettere. Il più delle volte ci ripensano, aspettano e scelgono soggetti più adatti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA