La terza via del vino tra crisi climatica e sistema dell’export

Imprudente: «Il meteo sta facendo cambiare la filiera» Radica: «Sì al consumo moderato, no alla demonizzazione»
La terza via del vino si inerpica tra gli speroni appuntiti di una crisi climatica preoccupante e lo slalom commerciale delle aziende pronte all’export. Se pensiamo che il mese di ottobre in Abruzzo ha fatto registrare due gradi in più rispetto alla media di riferimento climatologico tra il 1991 e il 2020, si comprende chiaramente che tutto cambia. E non a caso, lo stesso vicepresidente della Regione Abruzzo con delega all'Agricoltura, Emanuele Imprudente, parla di «sistema vino che sta subendo alcuni cambiamenti, a partire dal clima», e che «noi dobbiamo essere bravi a cogliere le nuove opportunità utili e volte a rilanciare e stimolare il settore nel mercato internazionale». Mettiamoci pure che i produttori devono resistere di fronte agli attacchi di una «pressante campagna di demonizzazione condotta da alcuni movimenti antialcol».
IL CONSUMO MODERATO
Il sindaco di Tollo, oltre che presidente dell'associazione nazionale Città del Vino, Angelo Radica, lancia un invito «a tutti i produttori e agli operatori del mondo del vino, ai professionisti, ai sindaci e agli amministratori pubblici, ai wine lovers e agli appassionati a sottoscrivere la dichiarazione Vitaevino sottoscritta da 14 organizzazioni europee del settore ed anche da Città del Vino». Questo, come sottolinea Radica, «a sostegno di un settore a rischio che sta affrontando una sfida senza precedenti a causa di una pressante campagna di demonizzazione condotta da alcuni movimenti antialcol. Il consumo moderato e responsabile del vino è stato infatti stigmatizzato da chi non fa distinzione tra l'abuso e il consumo moderato di vino come parte integrante di uno stile di vita sano ed equilibrato. A causa della diffusione di informazioni e dati scientifici incompleti e fuorvianti, questa visione restrittiva sta progressivamente influenzando le normative di tutto il mondo».
«Assistiamo», prosegue, «ad una crescente definizione di quadri giuridici nazionali iniqui, introduttivi di divieti di pubblicità, politiche fiscali restrittive, etichette allarmistiche con avvertenze sanitarie che mettono a rischio l'esistenza la comunità rurale di un settore radicato nella nostra cultura millenaria. Di fronte a questa minaccia crescente, è stata lanciata una campagna a sostegno della cultura del vino e del suo consumo moderato».
La dichiarazione Vitævino è il fulcro di questa campagna che dà voce ai cittadini, a tutti i consumatori che apprezzano l'esperienza di bere il vino responsabilmente, ed alla comunità vitivinicola che lavora con diligenza, responsabilità e passione per sviluppare e preservare la cultura del vino. «Firmando questa dichiarazione», prosegue il presidente di Città del Vino, «si compie un passo importante per difendere e riconoscere l'importante ruolo che il vino riveste nella nostra società, per la nostra economia, nella tutela dell'ambiente, nel contrasto allo spopolamento delle aree rurali e nella nostra cultura».
IL SISTEMA VINO ABRUZZO
Imprudente è intervenuto a Pescara al convegno “Innesti di Cultura e Territorio”, promosso dall'Associazione dei produttori di Montepulciano d'Abruzzo “Terre dei Vestini”, nell'ambito di «Radici Vestine», il ciclo di incontri dedicato alle esperienze italiane dove sono state valorizzazione le aree vocate alla produzione di vino di qualità. A Pescara hanno illustrato la loro esperienza i rappresentanti siciliani di Etna Doc. «L'iniziativa avviata dall'associazione per il riconoscimento della Docg Terre dei Vestini è straordinaria: valorizza un'area ricca di storia e cultura», ha osservato Imprudente, «la partita più importante, tuttavia, è farla funzionare. Dobbiamo lavorare non solo sulla qualità, bensì sulla politica complessiva di promozione del vino abruzzese. È la sfida più importante per conquistare i nuovi mercati».
IL MERCATO USA
Potenziamento delle proprie quote export soprattutto verso gli Usa, sostenibilità, nuovi canoni di comunicazione e costante osservazione delle nuove tendenze di consumo salvaguardando sempre identità e autenticità. Sono le parole chiave di sette market maker del settore del vino italiano intervenuti oggi alla giornata di wine2wine Business forum a Veronafiere. A confrontarsi Marina Cvetic (Masciarelli Tenute agricole, Abruzzo), Silvia Franco (Nino Franco, Veneto), Aldo Vajra (Gd Vajra, Piemonte), Alberto Lusini (Angelini Wines & Estates) e Adolfo Rebughini, dg di Veronafiere, a cui si sono aggiunti Marco Caprai (Arnaldo Caprai, Umbria), Antonio Rallo (Donnafugata, Sicilia) ed Elena Fucci (Elena Fucci, Basilicata). Sul fronte della geografia dell' export, le 7 aziende rappresentative del prodotto tricolore di fascia premium confermano ancora il mercato Usa sul podio della loro strategia presente e futura, seguita dall'Asia oltre i confini cinesi. Mentre tra le piazze a maggior tasso di potenzialità si affaccia l'Africa.
Base di partenza, le curve dei consumi del vino che delineano una transizione sempre più orientata verso una contrazione volumica dei consumi e una contestuale maggior attenzione verso i segmenti premium dell'offerta globale e in particolare italiana. Una spesa della domanda mondiale di vino, rileva Vinitaly, che è cresciuta molto di più rispetto al trend quantitativo.
Discorso a parte invece per il fenomeno spumanti, che, in particolare con la locomotiva Prosecco, ha visto lievitare del 200% anche i volumi esportati negli ultimi 13 anni. Un fenomeno, a cui sta contribuendo non poco il trend globale dell'aperitivizzazione che ha generato un sostanziale quanto inedito equilibrio tra le tipologie tricolori destinate all'export: 5,3 milioni di ettolitri per i rossi, 5 milioni per gli spumanti e 4,5 milioni per i bianchi. Per il futuro la sfida sarà sempre più legata all'attualizzazione delle occasioni di consumo di vino in un contesto di forte competitività, con un mondo delle bevande che si sta dimostrando più pronto ad accogliere i mutamenti di una domanda meno conservativa di un tempo.
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