La testimonianza: «Ho deciso di farmi aiutare per i miei figli. Sono azioni che non controlli»
«L’ho fatto per i figli». È la storia che, a patto dell’anonimato per salvaguardare se stesso e la sua famiglia, racconta uno degli uomini “maltrattanti” che hanno chiesto aiuto al Centro di ascolto....
«L’ho fatto per i figli». È la storia che, a patto dell’anonimato per salvaguardare se stesso e la sua famiglia, racconta uno degli uomini “maltrattanti” che hanno chiesto aiuto al Centro di ascolto. Una storia simile a quella di molti altri uomini che, dopo anni di violenze fisiche e verbali ai danni della propria moglie, fidanzata o compagna, hanno deciso di cambiare rotta. Quasi sempre con una motivazione esterna che poi si trasforma nella presa d’atto di un modo di essere sbagliato, seguita dalla volontà di cambiare. «Sono azioni che non si controllano», racconta G., «anzi, non ti rendi conto proprio. Nel mio caso, non mi accorgevo proprio di tutte le violenze che facevo, di ogni tipo». La presa d’atto è arrivata quando la moglie l’ha denunciato e ha detto basta, e lui, dopo essere stato allontanato, poteva vedere i figli solo durante incontri protetti. È a quel punto che ha chiesto aiuto. «Inizialmente mi sono rivolto al Centro di ascolto solo per i miei figli, per riuscire a vederli in modo normale, senza però rendermi ancora conto di che cosa mi aveva portato a quella situazione. Non cercavo neanche di giustificarmi perché non mi rendevo conto. Poi però, durante il percorso, ho iniziato a prendere consapevolezza di quei comportamenti sbagliati. E alla fine ho capito che se le emozioni non si possono controllare, posso però provare a controllare i comportamenti causati da quelle emozioni».

