La truffa dei pacchi a domicilio: scoperta la centrale, 5 denunciati

8 Aprile 2021

PESCARA. La merce arrivava sempre allo stesso indirizzo, in una casa nella zona sud di Pescara, oltre la pineta dannunziana. Le consegne continue da parte dei corrieri hanno insospettito la polizia,...

PESCARA. La merce arrivava sempre allo stesso indirizzo, in una casa nella zona sud di Pescara, oltre la pineta dannunziana. Le consegne continue da parte dei corrieri hanno insospettito la polizia, a cui erano stati segnalati strani movimenti, e si è arrivati a scoprire che quella casa era usata per consumare una truffa ben congegnata e che vedeva coinvolte cinque persone, tutte di Pescara. I cinque, in sostanza, si fingevano acquirenti di computer e se li facevano consegnare senza però effettuare il pagamento. Una volta scoperti e svelato il meccanismo che si erano inventati, sono stati denunciati dal personale della squadra mobile, diretta da Dante Cosentino. Sono quattro uomini e una donna, residenti o domiciliati a Pescara, e due di loro vivono proprio nella casa che veniva usata per ricevere i pacchi, in via Italo De Sanctis. Per concretizzare il raggiro, uno dei nomi presenti sui campanelli del palazzo veniva cambiato ogni volta che era attesa una consegna, per fingere acquirenti di volta in volta diversi. E proprio lì, davanti a quel portone, i poliziotti hanno smascherato la truffa.
Dopo aver saputo dell’ennesimo arrivo di un pacco sempre allo stesso indirizzo, gli investigatori si sono appostati vicino al palazzo. Quando è arrivato il corriere e ha suonato al citofono incriminato, il pacco è stato prelevato da un uomo, subito fermato e identificato. Ha scaricato tutte le responsabilità su una donna, anche lei presente nel palazzo, dicendo di aver ritirato il pacco per farle una cortesia. La donna, a sua volta, ha spiegato di aver fatto un piacere a un conoscente che poco dopo è arrivato in compagnia di altre due persone. Era lì per prendere la scatola recapitata dal corriere, contenente un Macbook venduto da un uomo di Riccione, e invece ha trovato la polizia. Per quel computer il pescarese avrebbe dovuto pagare poco più di mille euro, ma la somma non è stata versata.
Sono cominciati gli accertamenti ed è stata ricostruita la strategia del gruppo, che approfittava della buona fede delle vittime e assicurava il pagamento della merce e delle spese di spedizione solo alla consegna, cioè in contrassegno. Ma era un modo per ricevere gli articoli dai venditori senza saldare il debito. Il gruppo, infatti, pagava solo le spese di spedizione al corriere (all’oscuro di tutto). Per concretizzare il raggiro i truffatori avevano creato un finto modulo dell’ordine di spedizione, riconducibile a un noto corriere (estraneo a questa vicenda). Nel modulo, compilato e inviato al venditore, veniva indicato il contrassegno come metodo di pagamento per l’articolo scelto sul web (tutti gli acquisti avvenivano on line). Sul modulo era stato inserito un numero di telefono nella disponibilità dei truffatori: così, se qualcuno lo avesse composto, uno dei cinque denunciati avrebbe confermato la regolarità dell’operazione. Ma, di fatto, era carta straccia e il vero corriere esigeva solo le spese di spedizione. L’uomo di Riccione, non è stato l’unico a caderci. Per la Mobile sarebbero state messe a segno due truffe analoghe, a marzo, per acquistare altri due Macbook, consegnati allo stesso indirizzo, sempre utilizzando dei falsi moduli di spedizione. E non è finita qui perché le indagini (coordinate dal sostituto procuratore Marina Tommolini) proseguono sui moduli di spedizione trovati a uno dei cinque, un 43enne, relativi a portatili, telefoni e Ipad.
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