La Uil: «L’autonomia manda ko la scuola»

In regione spariranno almeno 14 istituti: «Le aree interne saranno come sempre le più colpite»
PESCARA. Un alto numero di precari, la possibilità che la scuola rientri tra le cosiddette “autonomie differenziate” e la consistenza spesso non sufficiente degli organici. Sono solo alcune criticità che riguardano la scuola italiana e che sono state illustrate durante la conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina nella sede di Uil Abruzzo a Pescara, alla quale hanno partecipato il segretario regionale Uil, Michele Lombardo e il segretario generale Uil Scuola Abruzzo, Fabiola Ortolano.
«La nuova situazione contenuta nella Legge di Bilancio 2023, ci allarma non meno delle precedenti», spiega Ortolano. «Se infatti il testo legislativo citato non prevede per il settore le novità tanto sperate, né tantomeno gli investimenti richiesti, il passaggio che ridefinisce il piano di dimensionamento degli istituti comporterà una diminuzione delle autonomie scolastiche calcolata a livello nazionale in circa 700 unità. A farne le spese saranno soprattutto le regioni del Mezzogiorno, Abruzzo compreso, che da sole copriranno il 70% del taglio totale».
Preoccupante la situazione nella nostra regione dove su un totale di 193 scuole, ci potrebbe essere una riduzione, se applicati così come previsto i nuovi parametri, di 14 unità che porterebbe il numero complessivo degli istituti scolastici a 179. Ma è destinato a scendere anche il numero complessivo degli alunni che al momento sono 165.000 e che, a causa del calo delle nascite, potrebbe diventare in futuro molto più basso.
«Da anni la nostra regione», aggiunge il segretario generale Uil Scuola Abruzzo, « sono stati già definiti per l’anno scolastico 2023/24 gli accorpamenti di due istituti comprensivi nella Provincia di Chieti, Orsogna e Tollo, e di due istituti di istruzione superiore per la provincia di Teramo, Pascal-Comi-Forti con Alessandrini».
L’altro allarme lanciato da Uil Abruzzo è il passaggio del coefficiente da 600 a 900-1000 alunni. «A rimetterci», dichiara Lombardo, «saranno le aree interne dove il basso tasso demografico, la mancanza di infrastrutture adeguate alle percorrenze e le difficoltà a coprire tutte le sedi staccate con un numero sufficiente di personale, non farebbero altro che peggiorare il fenomeno già esistente dell’abbandono scolastico». (c.s.)

