La vedova vuole i danni dall’ex amante

Raffaella D’Este è parte civile e in aula non guarda in faccia l’ex collega delle Poste accusato di aver ucciso il marito di lei
PESCARA. È stata la giornata del faccia a faccia e della frattura definitiva, anche a suon di carte, tra Raffaella D’Este, vedova dell’ingegnere informatico Carlo Pavone morto lo scorso 16 novembre dopo un anno di coma per un colpo di fucile che lo ferì alla testa il 30 ottobre del 2013, e il suo ex collega delle Poste ed ex amante Vincenzo Gagliardi in carcere, per quel colpo di fucile sparato secondo l’accusa contro il marito di lei, dallo scorso 28 maggio. Una frattura sancita, durante l’udienza di ieri, dalla richiesta di costituzione di parte civile depositata per conto della vedova Pavone dall’avvocato Ettore Di Zio insieme alla richiesta di risarcimento dei danni materiali e morali per lei e per i suoi due figli minori.
Una richiesta presentata anche dalla sorella, dal fratello e dalla madre del povero ingegnere 43enne: assistiti dagli avvocati Massimo Galasso e Marino Di Felice anche i familiari di Pavone si sono costituiti parte civile formalizzando una richiesta di risarcimento di 700mila euro.
Di fatto, è questo il nuovo capitolo della triste vicenda dell’ingegnere andato via dal Venezuela appena ventenne per sfuggire alla malavita da cui aveva subìto un sequestro lampo, e poi invece, in piena crisi coniugale affrontata per l’amore dei suoi due amatissimi figli, ferito a morte da un colpo di fucile sparato contro di lui mentre era sceso a buttare la spazzatura sotto casa, a Montesilvano, in una tiepida vigilia di Halloween. Un capitolo che ieri, però, ha registrato anche la definitiva spaccatura tra i due ex amanti, che invece si erano continuati a sentire anche dopo il drammatico ferimento di Pavone, rimasto in coma per un anno per quel colpo di fucile alla testa. Entrambi in aula, senza mai guardarsi in faccia, i due hanno ascoltato la perizia del medico legale Vittorio Fineschi e del neurologo Massimo Sottini che in sede di incidente probatorio hanno spiegato il nesso di causalità tra lo sparo e la morte di Pavone, inducendo il pm Anna Rita Mantini a riformulare il capo di imputazione in omicidio volontario premeditato.
Una novità che di fatto aggrava la posizione di Gagliardi per il quale l’avvocato Renzo Colantonio ha chiesto e ottenuto dal giudice Mariacarla Sacco di poter valutare se chiedere ancora per il suo assistito, inizialmente accusato di tentato omicidio, la possibilità di essere giudicato con il rito abbreviato. Dunque, tutto rinviato al 21 aprile con nuove richieste e una nuova accusa per il dipendente delle Poste di via Volta che a fine mattinata, sguardo basso, è risalito sul furgone che l’ha riportato in carcere.
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