La violenza di genere, Angrisano: state attenti alla dipendenza affettiva

29 Novembre 2023

In aula magna l’incontro con gli studenti dello scientifico “da Vinci” «È un momento difficile, accentuato dal Covid: dovete volervi bene»

PESCARA. Un ordine di protezione a settimana per le donne vittime di violenza con figli a carico e, in generale, un panorama complesso, che vede da una parte la voglia delle donne di uscire da una situazione difficile e dall’altra la paura delle stesse di perdere un legame che le ha portate a denunciare, ma che spesso non riescono a lasciarsi alle spalle. Questo il quadro illustrato, ieri mattina, nell’aula magna del liceo scientifico Leonardo da Vinci, dalla presidente del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, che si è intrattenuta con gli studenti delle classi terze, quarte e quinte. Un’iniziativa organizzata dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune e dalla scuola, nell’ambito della rassegna “365 giorni no alla violenza sulle donne”.
Tra i presenti c’erano il vice sindaco Adelchi Sulpizio, la dirigente scolastica Stefania Petracca e Daniela Puglisi, dell’Ufficio scolastico regionale. «Quando si intraprende un percorso di protezione, è bene portarlo a termine, ma non è così facile. Non tutte ce la fanno, perché vi è un problema legato alla dipendenza affettiva», ha spiegato la presidente Angrisano. «Un giorno, una donna che ho rincontrato dopo vent’anni, mi ferma e mi ringrazia per averle salvato la vita, perché ero stata dura con lei nel convincerla a non ritrattare. Raggiungere questo risultato è il nostro obiettivo».
Alle ragazze e ai ragazzi presenti all’incontro di ieri, la presidente ha cercato di alleggerire il tema con messaggi chiari, che parlano la lingua dei più giovani. Ha consigliato di andare a vedere il film di Paola Cortellesi, per capire cosa significa, per una donna, avere diritti. «Dovete volervi bene per come siete, non trasformatevi in altro da voi, siate liberi e apprezzate la vostra diversità. Imparate ad amarvi». L’educazione all’affettività, per il magistrato, deve partire dalla scuola dell’infanzia. «Affrontare il problema della violenza di genere con i minori è molto difficile. Noi vediamo figli che subiscono le conseguenze dell’aver assistito, dell’essere stati presenti o dell’aver subito la violenza e in tal caso il lavoro è molto complicato. È difficile aiutarli ad avere consapevolezza, ragionare sulla possibilità di recupero delle madri, sostenere queste donne fragili. L’Italia è stata condannata più volte dall’Europa, perché malgrado una legislazione estremamente avanzata, non riusciamo a risolvere i problemi e quindi dobbiamo trovare un approccio per affrontare determinate situazioni, tenendo conto dei fenomeni storici e sociali, ma bisogna lavorare anche molto sull’educazione e sulla cultura», ha sottolineato Angrisano. «In generale», ha aggiunto, «parlando di violenza tra giovani, possiamo dire che questo è un momento molto difficile, che si è accentuato con il Covid. Il compito del Tribunale è anche quello di risolvere la cifra della violenza come modo di comunicare. Crediamo sia fondamentale aiutare i ragazzi a riconoscere le emozioni, proprie e quelle degli altri per controllarle».
Gli studenti, in aula, si sono mostrati particolarmente attenti al dibattito. Alcuni di loro hanno rivolto domande al magistrato e altri hanno confessato quanto sia difficile, a volte, provare a porre sullo stesso piano i ragazzi e le ragazze.
«Non perché non lo vogliamo noi», ha detto Alessia, della quinta A, «ma è la società stessa a non voler cambiare». E poi Paolo, della terza D, che ha suggerito: «Credo che, così come ha detto il magistrato, bisognerebbe prendere spunto dalle differenze di ognuno di noi, da quello che i nostri amici pensano e dicono, non per imitarli, ma per migliorarci».
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