La vita in carcere del boss: tv, doccia e pasta col tonno

Il Centro è in grado di raccontare le prime tre settimane da detenuto all’Aquila Niente colazione, alle 10 si fa il caffè, può incontrare psicologo e cappellano
L’AQUILA. Se non fosse il killer spietato che ha seminato morte e dolore in Sicilia – e non solo – lo si potrebbe definire un “detenuto modello”. Matteo Messina Denaro dal 16 gennaio, quando è stato arrestato a Palermo, è nel carcere aquilano le Costarelle di Preturo. È malato e deve essere sottoposto a cure oncologiche e in particolare a chemioterapia a scadenze stabilite dai medici.
PRONTO SOCCORSO
Qualche giorno fa sui social si era diffusa la voce che fosse stato portato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore a Coppito. Era una notizia falsa. Al San Salvatore per degli approfondimenti medici non è stato portato il boss sanguinario ma un altro detenuto recluso al 41 bis, T.O., anche lui siciliano, condannato a 15 anni perché accusato di appartenere a una delle cosche mafiose palermitane. Il furgone blindato e le macchine di scorta che hanno attraversato la parte ovest della città, la presenza, se pur discreta, di molti poliziotti davanti al pronto soccorso, hanno fatto pensare che a ricorrere alla cure ospedaliere fosse stato proprio Matteo Messina Denaro.
CURATO IN CARCERE
Per adesso il boss, latitante per quasi 30 anni, è curato in carcere. Si è parlato molto di una particolare sala medica attrezzata con tecnologie all’avanguardia per le terapie oncologiche. In realtà la “sala” è una cella a fianco di quella dove è ristretto Matteo Messina Denaro. Dentro c’è un lettino e ogni volta vengono portati la cosiddetta pompa siringa per la chemioterapia, un defibrillatore in caso di crisi cardiaca e l’attrezzatura per fare le flebo. Alle sedute chemioterapiche sono presenti l’oncologo, il rianimatore, un infermiere del San Salvatore e personale del carcere per la sorveglianza. Quando il boss a metà gennaio è arrivato alle Costarelle è stato portato in una delle celle al terzo piano dove fino a qualche ora prima c’era un altro detenuto che è stato spostato in tutta fretta. Nella cella, circa 4 metri quadrati, c’è un letto ancorato al pavimento, un materasso ignifugo, un tavolo che si apre e poi si richiude verso il muro, un lavandino con acqua calda (non tutte le celle pare ce l’abbiano). Per la doccia il boss deve uscire e fare pochi metri.
GIORNATA TIPO
La sua giornata tipo (a parte quando deve fare la chemioterapia) inizia intorno alle 8 del mattino. Si rifà da solo il letto, come tutti, poi si fa portare il rasoio (che va restituito). Di solito non fa colazione, ma verso le 10 gli viene portato un fornellino con cui si fa il caffè (anche il fornellino viene poi ritirato). Subito dopo prende le medicine che gli sono state prescritte (viene visitato ogni giorno). Intorno a mezzogiorno c’è il pranzo. Pare apprezzi la cucina delle Costarelle (tra l’altro avrebbe ammesso di non saper cucinare) e in particolare spaghetti al tonno, bastoncini di pesce e insalata. La sera, a cena, un minestrone o una minestrina leggera. I pasti vengono “verificati” attentamente prima di essere serviti. Da bere solo acqua, viste le sue condizioni.
GLI INCONTRI AMMESSI
Nel pomeriggio gli viene concessa l’ora d’aria che deve “farla” da solo perché non può incontrare nessuno a parte il suo avvocato che in carcere gli può portare i vestiti di ricambio. Il detenuto cura molto la sua igiene e indossa una tuta anche se non molla mai il suo giubbotto di montone (quello che indossava al momento dell’arresto). Va detto che le celle in cemento armato (che il sisma del 2009 non ha nemmeno scalfito) in inverno non sono certo fredde ma nemmeno caldissime. Parla bene l’italiano (pare si sia vantato di aver letto nella sua vita centinaia di libri) seppure l’inflessione siciliana un po’ si sente, dà del lei e si rivolge a tutti con “cortesia”. Incontra psicologo, psichiatra e il cappellano del carcere per non più di 10 minuti. Ci tiene molto che sia curato bene e fa spesso domande sui più recenti ritrovati anticancro. Per ora nemmeno una parola sui motivi per cui è finito in carcere.
TV IN CELLA
Dopo una settimana dal suo arresto, nella cella è stato portato un apparecchio televisivo, che è incassato al muro da dove Messina Denaro segue, impassibile, quello che si dice di lui. La tv si spegne automaticamente a mezzanotte. La sua cella è sorvegliata da due agenti: uno la “vede” da un monitor e un altro la guarda a vista.
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