i funerali

Lacrime e rabbia per Maria. Oggi l’ultimo saluto alla 22enne a Città Sant’Angelo

6 Settembre 2026

Città Sant’Angelo, commosso viavai alla camera ardente. E alle 15 il funerale nel centro storico. Non si danno pace i suoi familiari: «Di lei si sa tutto, di chi ha sparato non dicono nemmeno il nome»

CITTÀ SANT’ANGELO

Papà Elvis non ci crede. Continua a fissare la bara dove è chiusa sua figlia, Maria Spinelli, uccisa a soli 22 anni. Ogni tanto alza la testa, guarda il soffitto e fa un respiro profondo, quasi nel tentativo di trovare la forza per restare. Mamma Gulmira, invece, esce più volte dalla stanza per riprendere aria e poi rientra, assistita dagli amici e dai familiari che le restano accanto dopo le ore di viaggio affrontate per riportare la salma a casa dalla Svizzera. Ai piedi della bara – della ragazza di Città Sant’Angelo uccisa nella notte tra sabato e domenica scorsa ad Aarau, in Svizzera – ci sono diversi mazzi di fiori. Uno di questi è stato lasciato dalla sua classe delle medie. Per il resto, fra gli occhi del padre che continuano a tornare sulla salma della figlia e le lacrime della madre, nella casa funeraria De Bonis in via D’Annunzio, si avverte un senso di impotenza: quello di non riuscire ancora a capire che cosa sia successo e, soprattutto, di dover aspettare ancora «prima di conoscere il nome e cognome del presunto assassino». Le autorità svizzere non hanno infatti diffuso l’identità del 43enne, nel rispetto delle norme sulla tutela della personalità degli indagati. E questo pesa perché di Maria, in pochissimo tempo, si è saputo «tutto o quasi»: il suo nome, il suo volto, il lavoro e la scelta di abbandonare l’Abruzzo. «Di chi ha sparato, invece, non si conosce neppure il nome», commentano i familiari. Ma quel poco della giovane che non è diventato pubblico – «la parte più vera e più privata» – appartiene soltanto a loro. Ed è «giusto che resti così». Intanto, l’ultimo saluto a Maria è previsto oggi, alle 15, nella Collegiata di San Michele Arcangelo.

LA DINAMICA DELLA STRAGE

Sono le 2.30 di notte e, nell’ippodromo Schachen di Aarau, a poca distanza da Oftringen (dove la giovane viveva e lavorava come cameriera), iniziano a sentirsi i primi colpi. A sparare è un cittadino svizzero di 43 anni, che (secondo quanto riferito dalle autorità svizzere) in passato aveva prestato servizio nell’esercito come cuoco di truppa. Secondo la ricostruzione degli investigatori, esplode circa 40 colpi con un Kalashnikov AK-74 verso la folla ancora presente: circa 3.500 giovani. Uno di quei proiettili raggiunge Maria nella parte superiore del corpo, lesionando organi vitali. La mattina dopo, un testimone racconta alla testata svizzera “Blick” di aver cercato, insieme ad altri ragazzi, di rianimarla. Ma ogni tentativo è inutile: la giovane muore sul posto, 6 invece i feriti.

I SOGNI DI MARIA

Nata ad Atri, nel Teramano, ma cresciuta a Città Sant’Angelo, Maria avrebbe compiuto 23 anni a fine ottobre. Diplomata all’istituto alberghiero “Zoli” di Silvi, dopo un’esperienza fuori dall’Italia aveva raggiunto la Svizzera con l’obiettivo di diventare indipendente. E quella nuova vita sembrava averla trovata: lo raccontava lei stessa alla madre in uno degli ultimi audio inviati su WhatsApp, poche ore prima della sparatoria. Poi la passione per la musica techno. «Sulla pista non riuscivo a starti dietro», scrivono gli amici sui social ricordando le serate trascorse insieme ai Cantieri Disco di Villanova dove, sabato 19, è prevista una serata dedicata alla ragazza.

epa13206769 Flowers and candles are laid in front of the entrance to the Schachen horse racing track, following a deadly shooting at a rave party in Aarau, Switzerland, 02 September 2026. A shooting on 30 August 2026 during an electronic music festival at the venue left one person dead and five other people injured. EPA/MICHAEL BUHOLZER

LE INDAGINI IN CORSO

Il 43enne si presenta alla polizia circa 24 ore dopo la tragedia e, durante gli interrogatori, parla di problemi psichici. Gli inquirenti, però, invitano alla cautela: durante la conferenza stampa di mercoledì scorso il procuratore Christoph Rüedi ha spiegato che esistono elementi che potrebbero indicare un disturbo psichico, ma che sarà la perizia psichiatrica a fare chiarezza. Hanno però confermato che il Kalashnikov AK-74 e le due pistole erano stati acquistati legalmente vent’anni fa nel Canton Giura tramite una regolare autorizzazione dell’epoca. L’uomo si trova ora in custodia cautelare e nei suoi confronti vengono contestati, fra gli altri, i reati di omicidio volontario, attentato alla pubblica incolumità e porto abusivo d’armi.

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