L’addio a Lucio Di Giovanni tra le sirene delle sue barche e le lacrime della marineria

4 Gennaio 2026

Grande commozione per l’ultimo saluto in banchina “all’armatore gentile”, e don Antonio in chiesa: «Dolore mai sopito per la perdita dei 2 figli e della moglie»

PESCARA. Il lungo silenzio, interrotto dopo circa un’ora dalle sirene delle imbarcazioni e dal frastuono dei fuochi d’artificio. È così che la marineria pescarese ha salutato, ieri mattina, l’armatore Lucio Di Giovanni, morto a 63 anni la mattina del 1° gennaio. L’appuntamento al porto, lato banchina sud era stato fissato per le 10.30, esattamente un’ora e mezza prima del funerale, organizzato nel Santuario Cuore Immacolato di Maria, in via Vespucci. La cerimonia dei pescatori, però, è cominciata solo alle 11.30, quando è arrivato il carro funebre. E il suono delle sirene è partito proprio dalle quattro barche dell’imprenditore, ormeggiate in banchina.

Parenti, amici, colleghi e rappresentanti delle istituzioni erano tutti lì, pronti a salutare «l’armatore gentile», così come lo definisce Giacomo Fanesi, ex insegnate di Materie Nautiche. «Sono stato anche il suo prof», ha detto. «Lucio era un punto di riferimento per la marineria pescarese, sempre pronto a rimboccarsi le maniche, nonostante le tragedie subite». Nell’arco di pochi anni, infatti, Di Giovanni ha perso i figli Marco e Lorenzo, ma anche la moglie Francesca. Giovedì mattina, dopo aver trascorso la notte di San Silvestro con gli amici, è stato stroncato da un malore. «La forza di andare avanti, nonostante tutto, la trovava nell’amore per la figlia Marta e la nipotina Bianca. E poi la grande passione per un mestiere in crisi e le battaglie per la rinascita del settore. Basti pensare al suo ultimo incarico da presidente per la neonata cooperativa dei pescatori, costituita proprio per dare risposte certe alla marineria», ha aggiunto l’amico Doriano Camplone, presidente dell’associazione Pesca professionale “Mimmo Grosso”, nel suo intervento in chiesa, durante la cerimonia funebre. Gremito il Santuario di via Vespucci, raggiunto subito dopo il momento di raccoglimento in banchina da parenti e amici. Al porto, per l’ultimo saluto, c’erano anche il deputato Guerino Testa e il presidente della Confcommercio Pescara Riccardo Padovano.

A celebrare la Santa messa un parente dell’armatore scomparso, don Antonio De Grandis. Durante l’omelia ha ricordato «il peso portato sulle spalle per troppo tempo e quel dolore, mai sopito, per la perdita dei figli prima e della moglie Francesca solo a marzo scorso, a causa di un incidente in moto. La vita, a volte, sa essere crudele. Oltre al dolore, Lucio sentiva il dovere di non fermarsi mai, di proseguire nel suo lavoro, ma prima o poi il fisico cede. La fede non deve mancare, ma non è così scontato provare a reagire sempre allo stesso modo». Un messaggio per Di Giovanni è stato lanciato anche da alcuni amici. E in chiesa c’erano perfino alcuni rappresentanti della marineria di San Benedetto. Il sindaco Carlo Masci, ricordando gli ultimi impegni assunti dall’armatore, soprattutto in vista del nuovo mercato ittico, ha manifestato la volontà di non dimenticare né lui né la sua famiglia. Per il primo cittadino «Di Giovanni conosceva bene le dinamiche e i problemi di un settore fondamentale per la città, ma da imprenditore lungimirante sapeva trovare il modo giusto per provare a superare gli ostacoli».

Tra i presenti, anche il consigliere Massimo Pastore e il deputato pd Luciano D’Alfonso.

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