5 gennaio

Oggi, ma nel 1905, a Venezia, terminava il suo servizio, fondamentalmente a causa dell’intasamento di fango delle caldaie, l’ex avviso a ruote “Sesia” della regia Marina militare italiana - la nave che visse tre volte - condotto dal capitano di corvetta Giuseppe Basso. Che era rimasto 57 mesi a Costantinopoli, in Turchia, nel Mar di Marmara, ma soprattutto nella stazione navale del Bosforo, compiendo perlopiù servizio di navigazione fluviale sul Danubio. Prima come ospedale e poi come imbarcazione atta ai rilevamenti idrografici. Tecnicamente verrà affidata, come ammiraglia, al 3° dipartimento marittimo di stanza proprio nella città lagunare, ma già l’1 aprile verrà avviata la procedura di disarmo: nel Ferragosto di quel 1905 verrà radiata e quindi venduta per la demolizione a 28.053 lire.
Più che gli ultimi 4 anni e 9 mesi d’attività avevano gravato i 20 anni precedenti di stazionamento ad Istanbul, fondamentalmente quale nosocomio galleggiante. Era stato un intervento prolungato e consistente di enorme importanza umanitaria messo a segno dalla forza di mare tricolore verso il governo della Sublime porta. L’impero ottomano, infatti, era impegnato nella guerra contro la Grecia del 1897, a cominciare dalla spinosa questione di Creta, oltre a dover fronteggiare la serie d’instabilità balcaniche scatenate dagli accesi nazionalismi. Che, a partire dal 1894, con i “massacri hamidiani”, aveva condotto alla repressione -poi genocidio- degli armeni. Il “Sesia”, era stato costruito a Glasgow, in Scozia, come piroscafo mercantile, lungo 49,8 metri e da 326 tonnellate di stazza, chiamato “Costantin”, per un armatore inglese. Nel 1859 il bastimento era stato convertito in avviso di II ordine a ruote.
Nel 1877 era stato ulteriormente trasformato in nave sussidiaria di III classe, adibita a funzionamento idrografico. Quanto alla proprietà, dal 1851 al 1859 era stata della Società siciliana di navigazione Florio, come “Etna”. Dal 1859 al 1861 aveva fatto parte della Marina borbonica, amministrativamente sotto forma di nolo. Prestando attenzione soprattutto al pattugliamento della costa siciliana durante l’impresa garibaldina dei Mille e aveva avuto cruciale ruolo difensivo nell’assedio di Gaeta nel cui porto era stata affondata dal bombardamento sabaudo (nella foto, particolare, il relitto con in evidenza tuga, parapetti, alberi e fumaiolo fuori dall’acqua, nella stampa stereoscopica all’albumina del rinomato reporter francese Eugène Sevaistre, del 13 febbraio 1861, giorno della resa di re "Franceschiello"). Recuperata dal fondale dello scalo, il 7 luglio 1862, era transitata nelle fila della regia Marina unitaria del Belpaese. Ed era tornata in azione, il 20 gennaio 1863, dopo essere stata rinominata proprio in omaggio al corso d’acqua piemontese lungo 140 chilometri e con sorgente ad Alagna Valsesia.
