Ladri e vandali fanno scappare pure chi deve fare i lavori

25 Giugno 2015

PESCARA. L’anniversario dell’inaugurazione lo detta la mattonella per terra all’ingresso del parco di via Tavo, percorso forzato per raggiungere quella che è diventata la casa del “buco”. “Pescara...

PESCARA. L’anniversario dell’inaugurazione lo detta la mattonella per terra all’ingresso del parco di via Tavo, percorso forzato per raggiungere quella che è diventata la casa del “buco”. “Pescara città vicina 2008» si legge per terra.

Ma sono passati sette anni e la città, da qui, tra siringhe e rifiuti e materassi sporchi, è sempre più lontana. Eppure di tentativi, a sentire gli amministratori, ne sono stati fatti per difendere questa bella struttura. Ma né i soldi né la buona volontà sono bastati. La sintesi di questa beffa la raccontano l’assessore ai Parchi Adelchi Sulpizio e il responsabile del servizio Verde del Comune Mario Caudullo che ieri mattina sono andati a fare il secondo sopralluogo in pochi mesi dopo quello del sindaco Alessandrini nel parco di via Tavo. Una struttura nata con fondi comunali, riferiscono, realizzata con pannelli fotovoltaici, arredi per ospitare anche un centro convegni all’interno e, fuori, un parco attrezzatissimo con percorso ginnico e giochi per bambini. Ma tempo un anno e la struttura viene praticamente smontata da vandali e ladri che portano via tutto quello che si può. Della struttura polifunzionale non resta più niente, ma il Comune ci riprova e con i 50mila euro erogati dall’assicurazione per quei danni nel 2013 fa un bando di gara per il recupero dell’edificio e dell’area. Se l’aggiudica una ditta di San Giovanni teatino, la Pegaso, che fa in tempo ad allestire il cantiere per poi rinunciare all’appalto: troppe ruberie e invasioni notturne, non si può lavorare. Si rescinde il contratto e a questo punto, è storia del 2014, dopo un attento sopralluogo in cui emergono altri e più ingenti danni, si decide per un nuovo bando pubblico. A cui, però, non risponde nessuno. Con l’avviso andato deserto il Comune decide di andare all’affidamento diretto e contatta don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana. Don Marco accetta e, forse, si riparte da qui.

(s.d.l.)

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