Lady Coumadin colpisce ancora: maxi truffa a un imprenditore

30 Maggio 2021

Già condannata per il tentato omicidio del marito e sotto inchiesta per i falsi pacchi bomba al pm si spaccia per commercialista e con un bonifico artefatto da mezzo milione si prende una palazzina

PESCARA. Si spaccia per una commercialista e, dopo aver raggirato un noto imprenditore pescarese in grosse difficoltà economiche, gli porta via un intero immobile, che adesso la procura di Pescara ha posto sotto sequestro preventivo, facendo figurare un azzeramento del debito che la parte offesa aveva con una società di leasing, e pagando la differenza dell'immobile con un bonifico da 520 mila euro completamente fasullo. Protagonista di questa vicenda, anche piuttosto singolare vista l'esperienza della parte offesa nel settore commerciale, è un personaggio noto alle cronache pescaresi: Daniela Lo Russo, 47 anni, di origine pugliese, condannata nel novembre dello scorso anno a 13 anni e 8 mesi di reclusione per il tentato omicidio del marito, che stava cercando di portare a termine con la somministrazione di massicce dosi di coumadin, un potente anticoagulante. E questa truffa, per la quale attualmente è sotto inchiesta da parte del sostituto procuratore Andrea Di Giovanni, sarebbe stata compiuta proprio mentre le udienze del processo che la vedevano protagonista stavano arrivando a conclusione.
Mai iscritta a nessun albo professionale, come scrive nel decreto di sequestro il gip Antonella Di Carlo, la donna avrebbe messo su una “trappola” in piena regola nei confronti di un imprenditore strozzato dai debiti che era giunto alla disperazione e quindi avrebbe affrontato la scaltrezza di questa donna, senza le difese che ogni imprenditore mette in atto soprattutto quando si parla di compravendite di immobili. Lo Russo è accusata di truffa aggravata per aver provocato alla parte offesa un danno di rilevante gravità, che sfiora il milione e 300 mila euro.
La donna avrebbe agganciato il malcapitato in un bar e gli avrebbe offerto i suoi servigi professionali quale titolare della società Europrogresso, che gli investigatori della squadra mobile che hanno condotto le indagini, hanno accertato non essere mai esistita. Una società che, a detta della donna, si occupava fra le altre cose, proprio di trattare con società di leasing e banche per trovare convenienti accordi per i clienti. Alla parte offesa non parve vero: poteva essere la fine di molti dei suoi guai e forse sarebbe riuscito a salvare gli altri immobili che aveva.
Dopo aver carpito la fiducia dell’uomo, Lo Russo imbastisce una serie di accorgimenti per arrivare allo scopo, mettendo anche fretta all’imprenditore annunciandogli, per informazioni da lei assunte, che era in arrivo un pignoramento per i suoi immobili e che quindi bisognava agire in fretta. Predispone documenti (naturalmente falsi) che sottopone alla firma del malcapitato, dai quali si evinceva che era riuscita a trovare un accordo con la società di leasing che aveva ridotto di molto il debito. E dopo essersi addirittura piazzata, con una sorta di ufficio, in una stanza della casa abitata dall’imprenditore, gli rifilò la “stangata”: l’acquisto della palazzina per 800 mila euro (valore 1.600.000).
«Mi riferì», disse la parte offesa al pm dopo aver presentato la denuncia tramite il suo legale Giancarlo De Marco, «che avrebbe provveduto ad emettere un bonifico di 520 mila euro alla società di leasing a saldo della mia situazione debitoria e i restanti 280 mila euro me li avrebbe dati in contanti entro la fine del 2020. Dopo averci riflettuto un po’, non avendo altre vie d’uscita ho ceduto all’accordo, così da non perdere le altre mie proprietà».
L’atto venne stipulato a tempo di record e la donna riuscì ad entrare in possesso dell’immobile in anticipo con un’altra scusa legata alle necessità del figlio. Poi Lo Russo lasciò improvvisamente il suo temporaneo ufficio a casa della parte offesa e diradò di molto i rapporti con l'imprenditore che ormai era però sicuro di aver scongiurato la debacle economica. Fino a quando non arrivarono i primi atti ufficiali di pignoramento, questa volta veri, e l’uomo scoprì che non era mai stato trovato nessun accordo con la società di leasing e che quel bonifico era fasullo, così come artefatto era anche un documento che l’uomo sottopose a un avvocato che curava gli interessi del leasing, dove si diceva che la sorte capitale era “estinta” e la cifra da pagare era notevolmente più bassa. Tutto fasullo.
E la denuncia fece scattare l'inchiesta e arrivare al sequestro preventivo di venerdì scorso che ha restituito, per ora, al proprietario quell’immobile di via strada del Palazzo, a Pescara. Per la cronaca, Daniela Lo Russo è attualmente sotto inchiesta a Campobasso per le minacce che avrebbe indirizzato con falsi pacchi bomba al magistrato Rosangela Di Stefano che curava l'accusa nel processo che la riguardava, per il tentato omicidio.
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