un insetto dal nord america

L’allarme dell’agronomo sulla cocciniglia che aggredisce i Pini: «Già attaccate 500 piante, metà non le recuperiamo»

11 Agosto 2026

Giannangelo della Commissione regionale per il verde urbano:

«Caso sollevato il 20 luglio scorso, basterebbe una semplice puntura per salvarle»

PINETO

«Sono già 400-500 le piante attaccate e la metà non le recuperiamo più. Se non si interviene a Pineto, non so dove bisogna intervenire»

È un allarme netto, quello lanciato dal dottore agronomo Luigi Giannangelo dai microfoni del Centro Superhit. Giannangelo è membro della Commissione regionale del verde urbano dell’Ordine degli agronomi e forestali d’Abruzzo, che il 20 luglio scorso ha inviato a Tegione, Comune e associazioni un documento sull’emergenza cocciniglia tartarugata.

Ci può aiutare a capire che sta succedendo ai pini?

«Noi sapevamo già che in Italia c’era una malattia, una sorta di pandemia sul pino, Pinus pinea, il famoso pino marittimo, pino da frutto, nella zona del Lazio: la pineta di Castel Fusano era stata attaccata, così anche il centro abitato di Roma, quindi condomini, abitazioni private, luoghi pubblici, parchi, giardini e tanto altro. Eravamo molto preoccupati, già un anno fa, che questa malattia arrivasse anche a Pineto».

E infatti eccola..

«È qui ora. Si chiama cocciniglia tartarugata ed è una malattia che colpisce le foglie, gli aghi, in quanto queste cocciniglie hanno un ciclo di sviluppo di quattro cicli, comincia a primavera e finisce in autunno, quindi nasce e muore, e nel frattempo tutte le neanidi piccole succhiano. È un parassita specifico, in questo momento attacca solo ed esclusivamente il pino e soprattutto la varietà Pinus pinea, quella che è caratteristica del nostro territorio. Dal Lazio è passato in Abruzzo, ha cominciato a distruggere molte piante a Pescara e poi man mano a Montesilvano, a Silvi, adesso ce la troviamo a Pineto».

Lei aveva già sollevato la questione?

«Si, il 20 luglio scorso avevo sollevato il problema con un documento, con una nota scritta a tutti gli enti, associazioni, Regione, Comune... Non è stato ancora approntato un piano di difesa immediato, hanno ritenuto che era meglio fare del monitoraggio, ma comunque i focolai nell'arco di 15-20 giorni sono aumentati: adesso abbiamo tutti i quartieri con piante infette e quindi siamo molto preoccupati che il 50% di queste piante lo perdiamo, perché non si è intervenuti subito in tempo…».

Preoccupante…

«E rischiamo che questo colpisca anche la pineta, che è il simbolo di Pineto: noi abbiamo circa 8mila pini, io stesso feci il censimento qualche anno fa. Quindi la situazione è molto grave. Però per fortuna c'è un rimedio, che è una puntura che si fa alla pianta, si chiama endoterapia: ci sono alcuni tecnici proprio anche di Pescara che esercitano a livello nazionale e che fanno questi interventi con un'efficacia notevole. Io stesso ho chiamato uno di questi tecnici per fare dei trattamenti in un condominio privato e abbiamo guarito la pianta al 100%».

Cosa mangiano?

«Succhiano la linfa dalle foglie e il sintomo è che la pianta muore. Una volta che tu gli succhi la linfa, questa melata, questa sostanza liquida dolce, la fanno cadere anche a terra perché lasciano le punture. Si nutrono e la pianta piange: si incollano i piedi a terra quando si cammina sotto una pianta malata. E subentrano poi dei funghi, si chiamano così di infezione secondaria, una fumaggine, e questo fungo si mette attorno alla foglia e quindi la fa seccare per mancanza di fotosintesi».

La soffoca…

«Comincia a ucciderla dal basso, dalla parte sottostante alla chioma, e quelle che possono sopravvivere sono le chiome più in alto, che cercano di reagire ma poi anche loro vengono travolte».

Drammatico.

«Ecco perché bisogna intervenire subito: con questa puntura noi non andiamo a fare altro che inserire questo principio attivo per via endoterapica dall’interno, avveleniamo in questo modo la pianta, un avvelenare metaforico, perché la pianta non subisce nessun condizionamento da questo prodotto Le cocciniglie che succhiano questa linfa muoiono e di conseguenza la pianta, nel giro di una settimana, si riprende. La cosa più importante, e questo ce l’hanno detto anche i tecnici di Roma che ho contattato, è la tempestività dell’intervento. Purtroppo questo non va d’accordo con le amministrazioni comunali, tra delibere e incarichi e quant’altro: perdiamo giorni e mesi».

Esiste una di lotta integrata? Come gli afidi, che si combattono con le coccinelle?

«Sì, a Roma l’hanno fatto. Diciamo che è bene usarlo come sistema integrato: se io devo combattere immediatamente, faccio la puntura alla pianta, in una fase successiva, che ne so, un mese dopo, comincio a lanciare questi insetti per la lotta biologica, e questo ha un’azione sulle future generazioni di questa cocciniglia».

E intanto si sono mossi i cittadini?

«Sì! Volevo anticiparle che già da due giorni abbiamo iniziato una raccolta fondi e io veramente sono rimasto stupito: abbiamo già raccolto mille euro di privati cittadini, che non vogliono essere citati e che hanno dato a me l’incarico di iniziare da subito il trattamento con ditte private che io conosco. Chiaramente per farlo dobbiamo chiedere l’autorizzazione».

Per non sovrapporsi con la pubblica amministrazione…

«Sì, perché non si può operare su piante che non sono di nostra proprietà. Noi faremo una Pec e chiederemo l’autorizzazione: dubito che non ce la diano, perché ovviamente noi interveniamo in maniera rapida, abbiamo già un tecnico abilitato, qualificato, che è un arboricoltore. Non ci affidiamo a degli improvvisatori: abbiamo delle persone che fanno questo lavoro in tutta Italia, soprattutto su Pescara».

Professionisti…

«Sì, questa ditta ha fatto già 1.500 trattamenti e ha i prodotti in casa, perché anche lì avere i prodotti in questo periodo che stiamo sotto Ferragosto non è facile. Quindi noi interverremo, credo proprio sotto le festività, tra il 10 e il 15, chiaramente non prima di aver chiesto l’autorizzazione all’amministrazione comunale».

Quello che ci sta raccontando è gravissimo, soprattutto per uno dei simboli non solo di Pineto ma mi viene da dire dell’Abruzzo.

«Tenga conto che sono andato in un consiglio comunale dove si è parlato di questo e, siccome l’argomento non era all’ordine del giorno, non volevano che si tirasse fuori. Poi un consigliere ha insistito e io ho chiesto la parola: non mi è stata data, pur essendo presente, pur essendo io membro della Commissione regionale del verde urbano dell’Ordine degli agronomi della federazione regionale».

E quindi?

«Ho chiesto un appuntamento urgente al segretario del sindaco e il sindaco ha detto che purtroppo è molto impegnato ed è disponibile dopo il 18 agosto. Gli ho detto: no, è un po’ troppo tardi, perché la pandemia va molto più veloce dei suoi tempi e dei suoi impegni. E di fatto è così stato: da 50, 100 piante siamo a 500. Ma la cosa grave è che gli attacchi iniziali ormai non sono più recuperabili, il 50% delle piante colpite in questo momento è già morto».

Quante piante?

«Io ho stimato intorno alle 400-500 piante già attaccate, ma le prime che hanno subito l'attacco non le recuperiamo più. Lavoreremo su quelle che hanno avuto l’attacco di recente».

Ma quindi avremo degli abbattimenti dei pini?

«Si. Ci saranno degli abbattimenti necessari, perché quando la pianta è in vita è “in succhio”, si dice, quindi è vitale, tira su la medicina a livello fogliare. Se la pianta è debilitata non reagisce più al prodotto, al trattamento, perché deve portare in circolo il veleno e lo può fare solo se funziona l’evapotraspirazione, questa specie di ascensore che sta dentro le piante e che consente la risalita delle sostanze dalla base fino alla chioma, fino ai 15-20-25 metri, che sono più o meno l'altezza dei pini adulti. Bisogna che la pianta sia ancora vegeta: non interveniamo quando la pianta non ha più le forze, è come fare un antibiotico a un moribondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA