L’Aquila. Il comune avvia il progetto Opere anti-valanghe

19 Settembre 2026

Al via la valutazione ambientale per le opere di difesa a Monte Portella sul Gran Sasso. Previsti muri in massi ciclopici e un bosco artificiale per proteggere la funivia.

L’AQUILA. Il Comune dell’Aquila ha avviato il procedimento per la valutazione di incidenza ambientale del progetto relativo alla «realizzazione di opere di difesa per mitigazione del rischio valanghe nella zona di Monte Portella del Gran Sasso»

L’obiettivo del progetto è quello di «schermare» la stazione a valle della Funivia del Gran Sasso e il piazzale di Fonte Cerreto dal pericolo di distacchi di valanghe dal Vallone della Portella. Il Vallone della Portella, sovrastante l’abitato di Assergi e la base dell’impianto a fune è infatti "storicamente interessato da canaloni d’erosione e potenziali scorrimenti valanghivi che in passato hanno già lambito la vegetazione e le infrastrutture turistiche". Sul piano ingegneristico il progetto prevede la realizzazione di due imponenti muri di contenimento disposti a trapezio a monte dell’area parcheggio della stazione a valle, collocati ai fianchi della stradina sterrata esistente utilizzata per la manutenzione dei piloni dell’impianto.

Ciascuna struttura avrà un’altezza fuori terra di 3,5 metri, una lunghezza di 25 metri, una base di appoggio larga 4 metri. I muri saranno edificati a secco impiegando massi ciclopici di prima categoria (con peso singolo compreso tra 300 e 1000 chilogrammi) poggiati su una solida fondazione interrata in calcestruzzo armato munita di sistema di drenaggio per le acque meteoriche. «La scelta dei massi ciclopici posti a secco garantisce un impatto visivo naturale, perfettamente integrato con le conoidi alluvionali e i depositi morenici della zona, garantendo al contempo la massima capacità dissipativa contro le masse nevose in discesa» si legge nel progetto. Sotto il profilo dell’occupazione del suolo, "l’impatto permanente risulta ridottissimo". Il secondo punto dell’intervento riguarda la «rivitalizzazione» del bosco nei pressi di Monte Portella. In tempi recenti un distacco nevoso aveva spazzato via un’ampia fascia alberata che, proprio grazie alla resistenza opposta dai tronchi ad alto fusto, era riuscita a fermare la corsa della valanga prima che raggiungesse la valle. Per ripristinare questo "scudo naturale" su un’estensione di circa 3,5 ettari, il progetto prevede la «semina manuale diretta di specie autoctone quali il pioppo tremulo e la betulla. Tali essenze, ricavate da semi di provenienza locale e raccolti all’interno del Parco stesso, consentiranno «di accelerare la naturale successione ecologica e di sostituire gradualmente i vecchi rimboschimenti storici di conifere con una comunità vegetale latifoglia autoctona e dinamica, capace di ancorare il terreno e dissipare l’energia delle valanghe nei decenni a venire».