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Massacrata di botte dall’ex marito, parla il padre della donna: «Vivevamo nel terrore della sua violenza»

18 Settembre 2026

Giuseppe Fusarelli sul tentato femminicidio della figlia: «L’avevamo già denunciato, lei tornava da noi per rifugiarsi»

TRASACCO. «Avevamo paura di lui. Mia figlia tornava a casa perché aveva paura. Temeva per i figli e temeva che potesse fare qualcosa anche a noi genitori». Sono parole che arrivano dopo giorni di angoscia, pronunciate da un padre che ha visto la propria figlia rischiare di morire. Giuseppe Fusarelli, padre della donna brutalmente aggredita a Trasacco, rompe il silenzio e affida al Centro un racconto duro di ciò che, sostiene, sarebbe accaduto negli anni precedenti alla violenza culminata nel dramma di sabato, quando la figlia è stata massacrata di botte dall’ex marito, il 52enne Attilio Cicchinelli, arrestato con l’accusa di tentato femminicidio e maltrattamenti. Un racconto, quello del padre della 45enne, fatto di paura, allontanamenti e ritorni. Di richieste di aiuto che non sarebbero riuscite a spezzare definitivamente quel legame. E anche di una precedente denuncia. «L'ho già denunciato in passato», racconta Fusarelli. «Ma poi sembrava di lottare contro i mulini a vento. Gettare il salvagente a chi non riesce ad afferrarlo, alla fine, diventa inutile». Parole amare, nelle quali c'è anche il peso delle decisioni prese da una famiglia che, racconta oggi il padre, a un certo punto non sapeva più cosa fare. «Ci siamo un po' allontanati e l'abbiamo lasciata andare per la sua strada, fare quello che voleva. Ma lei non andava via perché aveva paura delle ritorsioni contro i figli o contro noi genitori». «Quando veniva da noi, lui aspettava fuori».

Il racconto di Giuseppe Fusarelli torna più volte sulla paura. Secondo il padre, la figlia avrebbe cercato in passato rifugio nella casa dei genitori, ma anche in quelle occasioni la tensione non sarebbe terminata. «Quando lei tornava a casa da me, lui si metteva fuori e aspettava», racconta. «Io chiamavo i carabinieri, ma se rimaneva lì fuori senza fare nulla non potevano intervenire».

Fusarelli dice di avere cercato negli anni anche di aiutare il genero. «Ho aiutato anche lui», sottolinea. Ma nel suo racconto descrive un rapporto segnato dalla violenza e soprattutto dal timore che questa potesse esplodere. C'è poi un ricordo che oggi, dopo quanto accaduto, assume per il padre un significato ancora più doloroso. «Una volta mia figlia arrivò da noi con tutto il volto tumefatto. Ci disse che era caduta dalle scale».

Il padre non presenta oggi quella spiegazione come una certezza di ciò che fosse realmente accaduto. La ricorda, però, come uno degli episodi che avevano alimentato nella famiglia preoccupazioni e timori.

Ma la frase forse più drammatica arriva quando Fusarelli parla del presente. La figlia è sopravvissuta alle gravissime lesioni, si è svegliata ed è riuscita a raccontare agli investigatori la propria versione dell'aggressione. Eppure, secondo il padre, la paura non sarebbe finita neppure dentro una stanza d'ospedale. «È ancora terrorizzata che lui possa andare a farle del male in ospedale. Ha paura della sua violenza ancora oggi». La donna è stata ascoltata dagli investigatori e, nella deposizione resa come persona offesa, ha indicato nel marito l'autore dell'aggressione. Ha riferito di essere stata picchiata violentemente durante una discussione e di avere poi perso conoscenza. Una ricostruzione che contrasta con quella fornita dall’uomo nell'interrogatorio davanti al giudice: l'uomo ha negato di avere provocato le gravissime lesioni alla moglie, attribuendole agli animali dell'azienda agricola. La Procura contesta invece all'uomo il tentato femminicidio e i maltrattamenti in famiglia, delineando un presunto quadro precedente di ingiurie, minacce e percosse. Fatti e responsabilità saranno accertati nel procedimento giudiziario.

Giuseppe Fusarelli torna infine alle ore immediatamente successive all'aggressione. Quelle nelle quali per la famiglia non c'erano ancora interrogatori, ricostruzioni investigative o contestazioni giudiziarie. C'era soltanto una figlia ricoverata in condizioni gravissime e l'incertezza sul fatto che potesse sopravvivere. «Abbiamo passato tre giorni di terrore per le sue condizioni», racconta. «Adesso mi sto sfogando, raccontando tutto». La famiglia è assistita dall'avvocato Mario Flammini, che ne segue la posizione nell'evolversi della vicenda giudiziaria. Il racconto del padre aggiunge così un altro capitolo alla storia che gli investigatori stanno cercando di ricostruire. Le sue dichiarazioni sulle precedenti vicende familiari dovranno trovare riscontro negli atti e negli accertamenti dell'inchiesta. Ma al di là del procedimento resta la voce di un padre che oggi rilegge gli anni trascorsi alla luce di ciò che è accaduto sabato. E soprattutto una frase che restituisce la dimensione della paura che, secondo il suo racconto, avrebbe accompagnato sua figlia per molto tempo: «Non andava via perché temeva ritorsioni».

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