Laura, ricercatrice giuliese che ha “catturato” il virus

6 Marzo 2020

Di Sante è riuscita a isolarlo. Lavora ad Ancona con un contratto ancora precario Ma lei non si scoraggia: «Per me è un grande stimolo, mi aiuta ad andare avanti»

GIULIANOVA. La Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona è riuscita ad isolare - tra i primi in Italia dopo lo Spallanzani di Roma - il Coronavirus e nell'equipe che ha raggiunto l'importante risultato c'è anche un'abruzzese. Si tratta di una giovane ricercatrice di Giulianova, Laura Di Sante. Isolare il virus, mentre il paese è in piena emergenza, è importante non solo per valutare quali farmaci utilizzare per contrastarlo, ma anche per conoscere al meglio il nemico contro il quale si sta combattendo. Come nel caso del laboratorio dell'ospedale di Pescara, centro regionale di riferimento, dove ogni giorno quattro giovani operatori lavorano senza sosta, spesso fino a notte, per analizzare i tamponi che arrivano da tutto l'Abruzzo, anche nel caso di Ancona il risultato è stato ottenuto da due giovani. Insieme a Laura Di Sante, assegnista di ricerca di Giulianova, infatti, c'è Sara Caucci, di Ascoli Piceno, che tra pochi giorni concluderà il dottorato e al momento lavora senza compenso. Le due esperte, oltre ad essere giovani, sono anche precarie.
Grazie all'emergenza Coronavirus - era già successo allo Spallanzani - sta infatti venendo fuori come nei laboratori e nei centri di ricerca vi siano spesso dei precari, che svolgono con passione e dedizione il loro lavoro. La ricercatrice abruzzese, ai microfoni della TgR, parla di «grande soddisfazione» per questo «successo», dal punto di vista scientifico e della ricerca. «Sicuramente è uno stimolo», osserva Di Sante, «uno stimolo a fare meglio, a fare bene e a superare i propri limiti». La giovane si sofferma però anche su un altro tipo di limite, perché «non c'è certezza del futuro e quindi si sta sempre sui carboni ardenti. Nei prossimi giorni», aggiunge, «si continuerà a lavorare. È molto importante avere la sequenza del genoma intero del virus sia per i farmaci che si possono andare a sviluppare sia per conoscere il virus meglio». Il direttore della Virologia di Ancona, Stefano Manzo, sottolinea come si tratti di «persone che percepiscono retribuzioni molto basse, quasi sempre precarie» e che «andrebbero valorizzate di più con degli investimenti». (l.d.)