Lavori all’ospedale, imputati tutti assolti

8 Dicembre 2015

A 5 anni dagli arresti, cadono in tribunale le accuse della procura di corruzione sulla ristrutturazione del materno-infantile

PESCARA. Era il 15 marzo del 2010 quando un funzionario della Asl di Pescara e responsabile unico del procedimento, Franco D'Intino, l'imprenditore foggiano, il responsabile del cantiere, Giacomo Piscitelli, e i due direttori dei lavori, il pescarese Alfonso Colliva e la milanese, residente a Pescara, Damiana Bugiani, furono arrestati per una vicenda di presunta corruzione relativa ai lavori di ristrutturazione e messa a norma del reparto materno-infantile dell'ospedale civile.

A distanza di 5 anni, ieri, il tribunale collegiale, presieduto da Angelo Zaccagnini, li ha assolti perché il fatto non sussiste con la formula dubitativa, assimilabile alla vecchia "insufficienza di prove".

E il professor Mercurio Galasso, è sbottato: «Non si può continuare così: non può bastare una dichiarazione o un'intercettazione della quale non si capisce il senso, per promuovere degli ordini di custodia cautelare che hanno danneggiato gravemente delle persone. Non ho mai avuto dubbi che questo tribunale avrebbe assolto gli imputati, ma resta la profonda amarezza per la carcerazione preventiva subita da un gruppo di professionisti, tra i quali anche il mio assistito che, a causa di questa vicenda, ha subito un pesante fallimento i cui effetti dureranno ancora per anni».

Sentenza analoga per gli altri due imputati, i professionisti Lorenzo Camplone e Rosalia Di Matteo, che escono quindi di scena anche loro con l'assoluzione. Per conoscere le ragioni che hanno smontato il quadro probatorio del pm titolare dell'inchiesta, Gennaro Varone, e determinato la decisione dei giudici, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni previsto entro 30 giorni. Il pm durante la sua requisitoria aveva chiesto per i sette imputati, accusati, a vario titolo, di corruzione, truffa, falso e abuso, una pena complessiva di 22 anni di reclusione: 4 anni e 8 mesi ciascuno per D'Intino, Piscitelli e l'imprenditore foggiano, all'epoca dei fatti finiti in carcere; e 3 anni e 4 mesi ciascuno per Colliva e Bugiani, finiti invece agli arresti domiciliari. Per Camplone e Di Matteo, aveva invece chiesto 8 mesi per entrambi. Nel mirino dell'accusa, l'appalto relativo ai lavori il cui importo iniziale di 2milioni e 924mila euro, attraverso la perizia di variante, sarebbe aumentato fino ad arrivare alla cifra di 6milioni e 980mila euro. A vincere l’appalto era stata un’associazione Temporanea di imprese (Ati) formata da due aziende pugliesi: la Cre Impianti Tecnologici di Foggia e la Edilcap di Candela (in provincia di Foggia). Secondo l'accusa, D’Intino in cambio di favori all’impresa pugliese Cre Impianti Tecnologici che stava eseguendo i lavori avrebbe ricevuto fornitura e posa in opera di mattonelle, infissi e interventi di ristrutturazione nella sua casa di Scafa. La contropartita, sempre secondo l’accusa, sarebbe consistita nell'aver promosso una perizia di variante che «aveva l'unica finalità di consentire alla Cre Impianti Tecnologici di recuperare il ribasso praticato per l'aggiudicazione della gara, con lievitazione abnorme dell'importo».

Ma le tesi accusatorie non hanno retto e il tribunale pescarese ha emesso un'altra sentenza di assoluzione riscattando l’immagine di persone private a suo tempo della loro libertà e infine ritenute non colpevoli. Le reazioni all'ennesima inchiesta finita, dopo anni di indagini, processi e spreco di energie e pubbliche risorse, in una bolla di sapone, non si sono fatte attendere. Oltre a Galasso, è intervenuto anche l'avvocato Loredana Di Giovanni, difensore di Piscitelli: «Si è conclusa bene una vicenda molto lunga e dolorosa. Non ci sono mai stati i presupposti per una sentenza di condanna. Le persone coinvolte sono lavoratori che hanno cercato di svolgere al meglio il proprio compito».