Lavori pubblici, Orsini non lascia la commissione

15 Novembre 2018

Il presidente accusato di non convocare le riunioni va diritto all’ufficio legale «Le motivazioni non hanno fondamento, risparmiati molti soldi pubblici»

MONTESILVANO. Nessuna riunione di commissione lavori pubblici. E quindi nessuna sfiducia al presidente della commissione Mauro Francesco Orsini. L’atto di sfiducia nei confronti di Orsini presentato martedì scorso al presidente del consiglio comunale Umberto Di Pasquale dai consiglieri comunali Feliciano D’Ignazio (vice presidente della commissione), Pietro Gabriele, Cristian Di Carlo, Paola Ballarini, Gabriele Straccini, Alessandro Pompei, Lorenzo Silli, Angelita Palumbo, Adriano Tocco, Barbara Di Giovanni, Danilo Palumbo e Valentina Di Felice ha creato nuove tensioni in quella che dovrebbe essere la futura coalizione di centrodestra. Ma nessun risultato concreto. Il presidente Orsini ieri non ha convocato la commissione, ma si è diretto all’ufficio legale del Comune dove la responsabile, avvocato Michela De Martiis, gli ha confermato la mancanza di fondamento della richiesta. «L’atto di sfiducia non si basa su motivazioni serie», sottolinea Orsini «e in ogni caso durante le mie assenze la commissione poteva essere convocata dal mio vice. Perchè non hanno chiesto anche la sfiducia del vice presidente? È chiaro che si tratta di una sfiducia politica, ma io resterò presidente della commissione fino alla scadenza».
Da quando Orsini, insieme ad Aurelio Cilli e Stefano Di Blasio, è passato alla Lega e formato il gruppo Lega Montesilvano, poi disconosciuto dai vertici abruzzesi del partito di Salvini, la maggioranza di centrodestra si è ulteriormente frammentata, e adesso al Comune di Montesilvano si può dire che governi la Lega “ufficiale”, anche se il sindaco Francesco Maragno non vi ha aderito. «Quando la Corte dei Conti riceverà i verbali delle commissioni inutilmente convocate», prosegue Orsini «coloro che hanno sottoscritto la mia richiesta di sfiducia capiranno il motivo della parsimonia che ho usato nel convocare commissioni, al fine di evitare lo sperpero di denaro pubblico. Il dato che emerge da questa vicenda è che 12 consiglieri (Rossi, Ruggero e Di Battista non hanno richiesto la sfiducia come erroneamente riportato ieri, ndr) si sono esposti per avere convocato inutili commissioni, non rispettando la giurisprudenza consolidata. Mi hanno accusato di non avere convocato commissioni nel periodo estivo dopo che avevo preventivamente comunicato che non ritenevo necessario convocarle, poiché gli atti erano tutti di giunta. Quindi non esistono motivi gravi per richiedere la sfiducia nei miei confronti, anzi, dovrebbero darmi un riconoscimento per avere evitato di fare incassare indebitamente i gettoni di presenza. Presentano la mia sfiducia per non avere convocato per qualche settimana le commissioni? Ebbene», conclude «ci sono alcuni presidenti che ne hanno convocato tre in un anno. Perchè non si chiede la loro di sfiducia?».