Lavori sott’accusa, processo rinviato al 2022

7 Settembre 2021

Ieri la prima udienza per l’ex presidente del consiglio comunale Pagnanelli e per gli altri tre imputati

PESCARA. È iniziato ieri mattina, davanti ai giudici del tribunale di Pescara, il processo a carico dell’ex presidente del consiglio comunale di Pescara, Francesco Pagnanelli (Pd) e di altri tre imputati, in relazione a dei lavori effettuati nel 2017 in un fabbricato situato in pieno centro, di proprietà dello stesso esponente politico.
Sul banco degli imputati siedono anche il dirigente comunale Gaetano Silverii, il funzionario Salvatore Giannitti e il progettista Carlo Galimberti: tutti accusati di abuso d’ufficio, mentre per Pagnanelli e Galimberti ci sono anche i reati di abuso edilizio e falso.
Ieri c’è stata l’apertura ufficiale del processo con la presentazione delle prove e delle liste dei testimoni che verranno sentiti a far data dal 22 febbraio del prossimo anno.
Cinque testi per la pubblica accusa (il procedimento venne istruito dal pm Andrea Di Giovanni), compreso il consulente tecnico, e altrettanti testi per la difesa che ha citato anche la ditta che effettuò i lavori e un paio di operai che vi lavorarono. Tutto questo perché il nodo da sciogliere, posto prima all’attenzione del pm dalla difesa di Pagnanelli, e successivamente anche a quella del gup che ha però disposto comunque il rinvio a giudizio, riguarderebbe una data sbagliata presente nel capo di imputazione che farebbe venire meno quantomeno il reato di falso.
Pagnanelli ha sempre dichiarato di aver «agito nel pieno rispetto di tutti i passaggi tecnici e nella totale regolarità». Mentre il suo difensore, Cesare Borgia, ha sempre sostenuto l’esistenza di un errore collegato, come si diceva, al falso, in relazione ai lavori che vennero cristallizzati nel corso di un sopralluogo dei tecnici comunali il 10 maggio 2017.
A quell’epoca, però, secondo quanto sostiene la difesa, quei lavori non potevano essere iniziati in quanto dovevano trascorrere trenta giorni dal deposito della Scia, che avvenne il 14 aprile del 2017.
Il dirigente Silverii, dal canto suo, ha sempre dichiarato (anche al gup) di aver seguito una prassi regolare e che quindi Pagnanelli non avrebbe avuto un trattamento diverso da qualsiasi altro cittadino.
E a supporto della tesi difensiva, il suo legale, Giuseppina D’Angelo, depositò dal gup documenti in relazione alla corretta interpretazione attuativa del decreto sviluppo e della norma di riferimento che, nel caso specifico, sarebbero state rispettate.
Ma l’accusa l’ha sempre pensata diversamente e, oltre agli aspetti squisitamente tecnici che riguarderebbero il mancato rispetto delle distanze e un presunto disallineamento dal fronte strada della palazzina in questione, ha anche argomentato su presunti favoritismi fatti in favore dell’esponente politico, in particolare nel corso di una riunione in Comune.
Argomentazioni che ora dovranno passare al vaglio del collegio giudicante e che verranno sviscerate anche attraverso l'istruttoria che inizierà il 22 febbraio del prossimo anno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA