Lavoro, studio e Casetta Azzurra C’è chi chiede di tornare di notte

PESCARA. Nel Carcere di San Donato a Pescara si fabbricano scarpe “antinfortunistiche” a livello industriale. Hanno punte e solette particolarmente resistenti e sono destinate alla popolazione...
PESCARA. Nel Carcere di San Donato a Pescara si fabbricano scarpe “antinfortunistiche” a livello industriale. Hanno punte e solette particolarmente resistenti e sono destinate alla popolazione carceraria di tutta l'Italia. Un'attività che si estenderà presto anche alla produzione di scarpe per le guardie carcerarie. Alcuni detenuti in regime di semilibertà sono impegnati in lavori di pubblica utilità con i Comuni di Pescara e Montesilvano: manutenzione del verde e digitalizzazione delle pratiche. C'è chi lavora poi nel laboratorio di hobbistica, chi frequenta corsi di sartoria e di cucina, chi lavora in lavanderia, chi segue la scuola di teatro.
Su una popolazione di circa 300 detenuti, un centinaio è impegnato nel lavoro interno e in 40 frequentano la scuola: dalle elementari alle superiori, in particolare ragioneria, in collaborazione con l'Istituto Manthoné. «Ogni detenuto è innanzi tutto una persona – spiega il direttore della Casa Circondariale Franco Pettinelli - e noi diamo la possibilità ad ognuno di scegliere tra diverse attività sia di studio che di lavoro interno. Sta a loro cogliere le opportunità».
Una realtà che sembra andare controcorrente. Dove sicurezza e legalità passano per la rieducazione e reinserimento sociale del condannato. Tanto che c'è chi addirittura chiede di rimanere “dentro” anche dopo aver scontato la pena: «Sì, mi è capitato qualcuno che ha chiesto di rimanere in semilibertà piuttosto che essere libero, per poter tornare in cella la sera. La struttura penitenziaria paradossalmente rappresenta una grande famiglia, in cui si vive protetti. Trascorrere le giornate tra quattro mura pesa, ma fuori bisogna cavarsela da soli. E' il prezzo della libertà. E molti si sentono persi se non supportati. Noi non possiamo far altro che indirizzarli verso la Caritas o iscriverli al Centro per l'impiego».
L'età media della popolazione nel San Donato si aggira sui quarant'anni. Nel settore penale è rinchiuso chi ha una sentenza definitiva a seguito di reati che vanno dall'omicidio all'associazione a delinquere di stampo mafioso. C’è anche qualche ergastolano.
Gli occupanti del settore giudiziario hanno commesso furti, rapine e spacciato droga. Una sezione a parte è riservata ai collaboratori di giustizia: venticinque detenuti per lo più campani e siciliani che usufruiscono di un trattamento simile alla semilibertà in virtù del proprio ruolo. La maggior parte degli italiani proviene dall'Abruzzo, solo un venti per cento della popolazione è straniera: albanesi, romeni, magrebini. C'è un'alta percentuale di tossicodipendenti che viene seguita e curata da personale medico.
Nella Casa circondariale di San Donato c'è una sezione di "Articolazione di salute mentale” gestita dalla Asl per soggetti psichiatrici. A Pescara ce ne sono 8 in tutto attualmente, seguiti da uno psichiatra, uno psicologo e un terapista della riabilitazione. Si tratta di un reparto che si trova in Abruzzo solo a Pescara e a Vasto.
Ci sono un Sert e un'area sanitaria seguita da medici della Asl con laboratorio dentistico, oculistico e fisioterapico che evitano la dispendiosa e traumatica “tratta” in ospedale.
Inoltre Pettinelli ha un atteggiamento di apertura al dialogo con tutte le cooperative o società che propongono attività alternative interne al carcere. «Il volontariato svolge un grande ruolo: l'associazione Voci di Dentro, ad esempio, porta avanti il progetto La Città - sottolinea - ed è responsabile di laboratori interni al carcere. E poi c'è la collaborazione con il Telefono Azzurro attraverso la “Casetta Azzurra”, uno spazio esterno attrezzato con giochi dove i detenuti possono incontrare i propri figli».

