Le associazioni: «Meglio il bosco»

Protesta davanti al cantiere: la città ha bisogno di un polmone verde, no al cemento
PESCARA. «Ex stazione? Un bosco è meglio». All’ingresso del cantiere dell’area di risulta, le associazione ambientaliste puntano il dito contro il progetto del centrodestra: troppo cemento e poco verde, così bocciano lo schema di Masci che prevede un parco centrale da circa 6 ettari, due silos per 1.500-1.750 posti auto, un parcheggio sotterraneo per 400 auto e la sede unica della Regione Abruzzo. «Dopo 30 anni di voci inascoltate dei cittadini/e di Pescara, chiediamo un reale e grande polmone verde della città nell’area di risulta», questo il coro di voci.
Davanti al cancello chiuso del cantiere della bonifica (bellica e ambientale), si tengono tutti per mano e stringono un lungo nastro di plastica: si assiepano gli esponenti dell’associazioni Radici in Comune, Italia Nostra (sezione Lucia Gorgoni di Pescara), Archeoclub sede di Pescara, Coordinamento nazionale per gli alberi e il paesaggio (Conalpa) di Pescara Chieti, associazione Mila Donnambiente, Le Majellane, Comitato di via Santina Campana per la difesa degli arti urbani, Associazione italiana architettura del paesaggio sezione Lazio Abruzzo Molise Sardegna (Aiapp- lams), La Galina Caminante, Arci Pescara e associazione Deposito dei Segni. Secondo le associazioni, Pescara ha bisogno di un bosco che ricopra più dei sei ettari previsti dal progetto di Masci.
Tra i promotori del flash-mob di ieri c’è la consigliera comunale Simona Barba di Alleanza Verdi e Sinistra-Radici in Comune: «Un grande vuoto per noi pescaresi che vedevamo in quello spazio il momento del riscatto dell’intelligenza collettiva. Invece, le decisioni avvengono al chiuso di una stanza, al di fuori di regole normate e partecipazione, ancorate a idee legate al passato, dove neanche esisteva il vortice dovuto al cambiamento climatico né l’idea della Nuova Pescara».
In prima fila anche Italia Nostra che, con il presidente Massimo Palladini, ha firmato due ricorsi al Tar per contestare le procedure amministrative: secondo Italia Nostra, finora, il Comune avrebbe «aggirato» variante al Prg, Valutazione di impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas).
Sono passati 37 anni dal passaggio dell’ultimo treno, oltre venti dall’acquisizione dell’area di risulta con un vincolo che, all’epoca, aveva messo tutti d’accordo: il parco centrale doveva ricoprire l’80% dei 13 ettari della zona. Ora, tutti gli accordi sono saltati.

