Le associazioni no profit: «Basta con l’Iva»

L’appello ai parlamentari parte da Di Bonaventura (Csv Abruzzo). Il pericolo è nel decreto legge fiscale
Scongiurare l’obbligo del regime Iva per le associazioni “no profit”: per questo il presidente del Centro servizi per il volontariato Csv Abruzzo, Casto Di Bonaventura scrive ai parlamentari abruzzesi.
Lo scorso 3 dicembre, in sede di conversione del decreto legge fiscale in Senato, è stato infatti approvato un emendamento che impone alle associazioni no profit, a partire dall’1 gennaio 2022, di essere assoggettate al regime Iva anche se non svolgono attività commerciali. Cosa, questa, che ha messo in allarme il mondo del volontariato. «La differenza tra le parole che si dicono e le azioni che si compiono è cosa nota ma ormai si sta superando ogni livello di sopportazione», ha scritto nei giorni scorsi Di Bonaventura in un messaggio pubblico sulla pagina Facebook del Csv Abruzzo, «come dobbiamo interpretare questa decisione alla luce delle parole spese sulla funzione benefica che il volontariato e il terzo settore esercitano nella nostra società, spesso supplendo, a basso costo o addirittura gratis, alle inefficienze dello Stato? Come la mettiamo con le dichiarazioni sui media dei politici di ogni bandiera e soprattutto con le affermazioni e i riconoscimenti che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto e rivolge al mondo del volontariato in particolare?».
Il Csv Abruzzo sostiene l’attività degli enti del terzo settore con l’erogazione gratuita di servizi di consulenza, formazione, comunicazione e promozione del volontariato. Il suo obiettivo è la promozione della cultura della solidarietà «nella convinzione che far crescere il volontariato significhi portare un contributo al cambiamento sociale». Di Bonaventura lancia quindi l’appello a deputati e senatori abruzzesi: «Carissimi parlamentari, in particolare a voi che siete stati eletti nella nostra regione, non vi sembra che si debba dare un cenno di coerenza tra le parole e le azioni? Siccome sono certo che siete d’accordo con me, perché non iniziare da questa battaglia di verità e giustizia, mantenendo l’esclusione dal regime Iva e non quello di esenzione previsto nell’emendamento approvato? Questo apparentemente innocuo cambio di terminologia, imporrebbe adempimenti tecnico-burocratici che hanno costi, spesso assolutamente insopportabili per le piccole realtà no profit. Sono certo che agirete per rimediare a quanto fatto, sperando che la prossima volta non ci si debba affidare a ricuciture del momento, ma ci si confronti prima di scrivere norme penalizzanti per chi cerca di costruire una società solidale e sussidiaria».
Non si è fatta attendere la risposta della deputata abruzzese a Stefania Pezzopane, che ha detto di essersi messa al lavoro sulla questione. L’augurio è che altri possano seguirla affinché la Camera possa intervenire per rimediare a ciò che consideriamo un errore.

