Le canzoni dei Beatles per spiegare il mercato globale
Esce il saggio di Rampini che analizza l’economia attraverso i brani di Harrison, Lennon e McCartney
FEDERICO RAMPINI.
L'economia è il territorio sul quale si sta combattendo una guerra di conquista, uno scontro fra ideologie. Dietro queste ideologie ci sono interessi potenti. Questo non lo scopriamo oggi: è così almeno dai tempi di Karl Marx. Ma oggi la sua centralità è più evidente. La logica economica ha invaso ogni angolo dell'esistenza umana: la cultura, l'arte, l'ambiente naturale, la genetica e la riproduzione, la medicina sono subordinati a imperativi economici.
Interi continenti che un tempo vivevano quasi ai margini del sistema capitalistico, oggi ne sono protagonisti: e i governanti della Cina mandano i loro figli a studiare nelle Business School degli Stati Uniti. Chi vuole influenzare il sistema di valori che comanda le nostre vite deve "convertirci" a un'ideologia economica. Che lo vogliamo o no, magari inconsapevolmente, tutti noi interpretiamo il mondo attraverso una rappresentazione delle sue regole economiche. Chi riesce a imporre la "propria" rappresentazione ha vinto. Per questo la categoria degli economisti è diventata così importante, visibile: anche quando vengono criticati duramente, sono comunque degli opinion leader. Oggi il record mondiale per un onorario come relatore a una conferenza non spetta più a Bill o Hillary Clinton, neppure a Tony Blair. In testa alla classifica dei più pagati ora c'è un economista.
Ben Bernanke, ex presidente della Federal Reserve, in un weekend nel Golfo Persico per parlare a una conferenza internazionale ha guadagnato oltre 200.000 dollari, cioè l'equivalente del suo stipendio annuo quando era alla guida della banca centrale americana. L'economia, che lo storico scozzese Thomas Carlyle nell'Ottocento aveva definito “la scienza triste”, può rendere molto allegro chi la pratica. Se riesce a diventare una "eco-star", una celebrità, l'economista ha un seguito di fan, un pubblico mondiale, festival a lui dedicati e ricche parcelle nei convegni.
Il termine "pop economia" è diventato di uso corrente in America proprio dopo il boom editoriale di quel libro del 2005 Freakonomics (pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer), che ha lanciato Steven Levitt, appena trentottenne all'epoca della sua consacrazione di massa. Al compimento del decimo anniversario, il libro continua a vendere e punta verso il traguardo dei 10 milioni di copie. Nel frattempo, da Freakonomics sono germinati un popolare programma radiofonico e due sequel in libreria. Eco-star per eccellenza, Levitt era stato un enfant prodige nella stessa University of Chicago dove insegnò il padre del neoliberismo Milton Friedman. Ma è fuori dall'università che ha trovato il successo: per aver trasformato l'economia in un metodo, un gioco intellettuale divertente e creativo, con cui risolvere dilemmi extraeconomici, possibilmente trovando risposte provocatorie e poco politically correct ("Perché è scesa la criminalità in America? Risposta delle statistiche: grazie alla pillola e all'aborto, perché le ragazze che hanno potuto interrompere la gravidanza sono quelle che più probabilmente avrebbero visto i propri figli diventare dei delinquenti").
Di tutt'altro genere è la celebrità di uno come Paul Krugman. Il premio Nobel per l'economia aveva già alle spalle una carriera accademica eccezionale quando accettò la sfida di scrivere sul "New York Times" almeno un editoriale a settimana. Ne ha scritti ormai 750, e gli si è aperto dinanzi un nuovo mondo. Progressista, ha appoggiato la più difficile sfida di Obama, la riforma sanitaria. Ha condannato aspramente l'austerity europea. Non esita a usare la sua verve polemica per demolire quella che lui chiama "economia vudù" della destra americana o europea (vedi Angela Merkel). Si è trasformato in un guru militante, sempre sulle barricate. Il suo blog scatena controversie così furibonde da dividere l'opinione pubblica fra "krugmaniani" e "antikrugmaniani". Il "Financial Times" lo ha definito "l'economista più amato e più odiato d'America". Il fenomeno delle eco-star ha diritto al suo sito: www.superscholar.org, dove si può trovare la classifica aggiornata dei “venti economisti più influenti del momento”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

