Le case dei pescaresi aperte ai nuovi poveri

24 Dicembre 2017

Tante famiglie aderiscono all’iniziativa Caritas “Aggiungi un posto a tavola” E al pranzo di Natale ospitano chi ha perso tutto: stranieri, ma anche italiani

PESCARA. Famiglie rovinate dai debiti di gioco; giovani che non trovano un impiego; donne che hanno sulle spalle carichi enormi tra mestieri precari e la cura della prole; uomini usciti dal mercato del lavoro senza potervi rientrare a causa dell’età. Sono i nuovi poveri che bussano alle porte della Caritas per trovare ascolto. Ma anche qualcosa di più concreto, come i pacchi di viveri.
Per il secondo anno consecutivo, molte di queste persone saranno ospiti di tante generose famiglie pescaresi che «aggiungono un posto alla tavola natalizia imbandita e offrono ospitalità, il calore di una amicizia e talvolta aprono a persone bisognose le porte della speranza attraverso la ricerca di un lavoretto per loro». Famiglie che ringrazia di cuore don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana Pescara- Penne che annuncia la replica dell’iniziativa “Aggiungi un posto a tavola”.
«Anche quest’anno, per il secondo anno, abbiamo avuto un riscontro incredibile, sono tante le famiglie della parrocchia e della città che hanno acconsentito ad accogliere in casa, nel giorno di Natale, una persona o un’intera famiglia di migranti provenienti da Cas e Sprar. Immigrati, clochard, stranieri e italiani. Un’amicizia che nasce a tavola e che talvolta prosegue per sempre con l’aiuto della ricerca di un lavoro per questi bisognosi. È questo il vero Natale, il risultato di un cammino intrapreso che raccoglie sempre più adesioni da parte dei cittadini». Indigenti di tutte le età e nazionalità provenienti anche dall’hinterland pescarese, che anche questo Natale, per consumare il pranzo della tradizione dopo la messa delle 10 sederanno ai tavoli della mensa della Cittadella, la struttura che può distribuire anche 300 pasti tra pranzo e cena e accogliere nei dormitori fino a 40 persone.
«Quest’anno saranno di meno degli scorsi anni, forse una cinquantina invece di un centinaio», precisa don Marco, «perché contemporaneamente in città sono stati organizzati altri pranzi della solidarietà, dalla comunità di Sant’Egidio che ha allestito un punto nella parrocchia di Santa Caterina, e dalla mensa di San Francesco. I pacchi viveri, sempre in aumento, sono distribuiti ai poveri dai vari empori solidali del territorio. La faccia migliore dell’accoglienza viene mostrata anche dall’opera delle Vincenziane alle docce di via Gran Sasso e quella dei volontari di “On the road” al centro diurno delle ferrovie».
Ma un pranzo di Natale, una volta l’anno, cosa risolve? «Fa tanto», risponde il direttore della Caritas, «perché in questi giorni di festa si sente molto la solitudine e tra i nostri ospiti ci sono anche tanti anziani e persone sole». I prossimi obiettivi? «Stiamo lavorando sul piano dell’inclusione, sociale e lavorativa», rivela don Marco, «organizzeremo tirocini formativi per i giovani che non riescono a trovare occupazione, per gli esodati che non hanno futuro, per aiutare le tante famiglie rovinate dai debiti di gioco. L’onda dell’emigrazione ci chiede questi sforzi, dovremo lavorare molto sulla vera integrazione, impegnarci a creare nuovi servizi sulla base di progettazioni europee. Ma per fare ciò, è necessaria la collaborazione, e Pescara sta rispondendo molto bene alle nostre istanze, sta dimostrando un grande senso dell’accoglienza». Intanto, anche il Comune si sta mobilitando, attraverso il Piano freddo varato dagli assessori Gianni Teodoro e Antonella Allegrino, per trasferire 150 senza fissa dimora dalla strada alle strutture, il centro monsignor Britti di via Rio Sparto e un’altra sede di via Falcone e Borsellino, pronte all’accoglienza nel quartiere San Donato.
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