Le feste dei ristoratori rovinate dai divieti: «L’asporto non basta»

Riaperture escluse dalla zona arancione che scatta domani Annullate anche le prenotazioni per il pranzo di Capodanno
PESCARA. Domani si torna in zona arancione, ma per i ristoranti cambia poco: tutti chiusi, come pasticcerie, gelaterie e pizzerie, sebbene siano consentiti fino alle 22 la consegna a domicilio e l’asporto. Magra consolazione per i ristoratori rimasti con le sale vuote nei giorni di Natale. C’è chi aveva già raccolto le prenotazioni tanto da riempire il ristorante e ha dovuto annullarle, provando a riconvertirle in asporti. C'è chi non si era illuso sulle riaperture durante le festività e ha proseguito nell'organizzazione solo per il delivery. E poi c'è chi ha rinunciato. E ha deciso di restare chiuso almeno fino al ritorno alla zona gialla, con la possibilità di restare aperti al pubblico fino alle 18. «Dalla fine di novembre avevo tutto il ristorante prenotato per il pranzo di Natale», commenta Mauro Del Pizzo, chef e titolare di Casamatta. «Circa 40 persone che dovuto rimandare indietro. Lo stesso, con qualche numero in meno anche per la sera della Vigilia. Qualche cliente ha voluto mantenere la prenotazione per l’asporto. Il servizio di consegna e domicilio non è nella natura di questo ristorante. Lo stiamo facendo per comunicare agli amici e ai clienti che ci siamo, che resistiamo. Purtroppo stiamo soffrendo. I mesi di novembre e dicembre rappresentano un terzo del lavoro dell'intero anno e ci abbiamo dovuto rinunciare». Daniele Capperi, proprietario di Toccaferro, parla di operazione di marketing. «L’asporto e le consegne sono un modo per continuare a coccolare i nostri clienti. Avevamo ricevuto qualche richiesta di prenotazione per il pranzo di Natale, perché la propensione delle persone a uscire c'era. Ma osservando le vicissitudini che hanno interessato la nostra regione, ci siamo portati avanti e abbiamo pensato a una box della tradizione, con prodotti semilavorati. Un pranzo da asporto e a domicilio, da ultimare a casa».
«Non ci aspettavamo un grande movimento durante queste festività», afferma Vera D’Arcangelo, responsabile del ristorante Il Granchio Royal, del gruppo Les Paillotes, «per via della paura diffusa nelle persone. Per questo avevamo già impostato i menù della cena della Vigilia, del pranzo di Natale e del 26 dicembre sulla consegna a domicilio».
«Credo che non ci faranno riaprire prima di marzo – aprile prossimi», prevede Ginaldo Scatasta, titolare insieme a Gianni Fortuna dei ristoranti Il Teatro delle Carni di Pescara e Alle Botti a Montesilvano. «Il settore è disastrato e rispetto al primo lockdown l'asporto e il delivery si sono ridotti del 20-30 per cento. Abbiamo deciso di lasciare aperto solo il Teatro delle Carni e di continuare con le consegne per pagare almeno le utenze».
«Solo con gli asporti non si riesce a sopravvivere», sottolinea Fabio D'Anastasio, proprietario dei ristoranti Alla Brace a Montesilvano e Acquapazza a Portanuova. «Avevo avuto molte richieste specie nel ristorante di pesce di Pescara che ho dovuto annullare e il tipo di cucina non si presta alla consegna. Per questo ho voluto mantenere l'asporto solo per pizza e arrosticini». Ha deciso di fermarsi almeno fino al ritorno in zona gialla Cristian Summa, di Cantina e Cucina e la Bottega dei 40. «Ciò che ha danneggiato più di tutto fino a oggi è stata la mancanza di chiarezza. Avere comunicazioni diverse ogni 15 giorni, impedisce al ristoratore di programmare a dovere la propria attività. Aprire un ristorante significa fare acquisti che in una chiusura improvvisa vanno buttati. Per il momento ho scelto di restare chiuso». Scelta condivisa anche da Giancarlo Lanaro, della Zattera. «Abbiamo provato a fare l'asporto per circa tre settimane. Ma mantenere la struttura aperta solo per qualche richiesta ci ha indotto a fermarci, almeno fino a che non torneremo in zona gialla». Se fino a ora anche Marechiaro da Bruno è stato chiuso, per le festività il titolare Micomonico ha optato per la strada dell'asporto. «Ho voluto accontentare quei clienti che mi hanno contattato, per mantenere vivo il legame. La mia è una struttura molto grande e quindi tenerla aperta comporta spese alte. In tanti avevano già cominciato a chiamare per prenotare il pranzo del primo gennaio, perché la voglia di uscire e di stare insieme c'è. È davvero un peccato perdere queste giornate di festa». «In questi mesi pur di mantenere il contatto con i clienti», confessa Stefano Di Deo, titolare del ristorante di pesce Da Stefano «ci siamo dovuti reinventare. Avevamo in progetto di stare aperti per la Vigilia e Natale e siamo rimasti delusi, ma ci siamo adeguati. Abbiamo potenziato i servizi di asporto e delivery, migliorando i contenitori per mantenere la qualità».

